mercoledì, 30 aprile 2008

RABBIA

Quando leggo queste cose divento pazzo. Mi chiedo come possa essere possibile e tollerata una differenza di trattamento del genere tra due persone. Quando penso a quel cartello appeso nelle aule di tutti i tribunali con quella bella frase "LA LAGGE E' UGUALE PER TUTTI" mi esce solo rabbia. Probabilmente è cosi' la nostra legge e viene anche applicata ma tutto cade se indossi una divisa o sei hai i soldi.

C'è un allegra storia nata in Italia che vede come protagonisti un quasi maggiorenne e un uomo adulto.

Uno, quello quasi maggiorenne, è stato accusato di omicidio colposo per la morte di Raciti senza che niente sia stato dimostrato. E' stato accusato e infamato da tutti i media senza una merda di processo e senza un briciolo di prova. Condannato solo per la necessità di dare un nome alla massa, solo per far sapere che le indagini avevano portato ad un colpevole. Un ragazzo preso a casaccio colpevole solo di aver partecipato a qualche tafferuglio. E' da più di un anno in galera, avete letto bene DA PIU' DI UN ANNO IN GALERA, per non aver commesso il fatto. E adesso che anche in aula di tribunale è stata dimostrata la sua innocenza lo trattengono ancora perchè dopo tutto è un ultras, ha partecipato agli scontri e allora è giusto che se ne stia dentro.

Riporto a seguire questo articolo del messaggero di oggi :

Omicidio Raciti, la Cassazione
annulla l'ordine di arresto per Speziale

CATANIA (29 aprile) - La quinta sezione penale della Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordine di arresto in comunità per Antonino Speziale emesso nell'ambito dell'inchiesta sulla morte dell'ispettore di polizia Filippo Raciti. Speziale resta comunque nella comunità di recupero dove sta scontando la condanna a due anni e sei mesi di reclusione per gli scontri con le forze dell'ordine il 2 febbraio scorso durante il derby Catania-Palermo.

L'ordine di arresto per omicidio fu emesso dal Gip per il tribunale per i minorenni di Catania Alessandra Chierego il 27 febbraio 2007. E fu lo stesso giudice per le indagini preliminari a revocarlo, il 28 maggio, dopo che i Ris di Parma, in sede di incidente probatorio, depositarono una perizia sulla presunta arma del delitto, un sottolavello di lamiera. La Procura per i minorenni di Catania impugnò la decisione del Gip e il Tribunale del riesame, il 30 giugno del 2007, accolse il ricorso, ma l'ordinanza fu annullata con rinvio il 7 dicembre scorso dalla prima sezione penale della Cassazione che dispose un nuovo giudizio davanti a un Tribunale del riesame per i minorenni che il 25 gennaio 2008 ha ripristinato nuovamente l'ordine di arresto di Speziale per omicidio.

I legali dell'indagato hanno presentato nuovamente ricorso in Cassazione e oggi è giunta la decisione della quinta sezione della Suprema corte che ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare. Nel ricorso gli avvocati Giuseppe Lipera e Grazia Coco avevano sottolineato che «i giudici non hanno risposto alle indicazioni della Cassazione, che aveva annullato con rinvio una loro analoga decisione» e contestavano «la presunta identificazione di Speziale, che non corrisponde alle indicazioni fornite da Raciti prima di morire» e la «mancata opportuna valutazione della perizia dei carabinieri del Ris».

Sulla morte dell'ispettore Filippo Raciti sono state aperte due inchieste a Catania: una dalla Procura per i minorenni, nella quale è indagato Antonino Speziale, la cui fase delle indagini preliminari si è conclusa, e l'altra dalla Procura distrettuale, nell'ambito della quale il 1 aprile scorso è stato arrestato Daniele
Micale, di 21 anni.

I due, che sostengono di non conoscersi, secondo l'accusa, avrebbe impugnato e lanciato contro l'ispettore Raciti un sottolavello di lamiera che avrebbe procurato al poliziotto una lesione rivelatasi poi mortale al fegato.

 

L'altro protagonista della storia, l'uomo adulto, ha sparato da una parte all' altra di un autostrada, in un autogrill, uccidendo un ragazzo e rischiando una strage. E' stato visto da tanti sparare e soprattutto mirare. Colpevole senza nessun tipo di dubbio. Sarebbe da condannare immediatamente e da sbattere in galera per sempre. Niente da pensare e niente da dibattere. E invece è ancora libero, non si è fatto un giorno di galera, ha ripreso a lavorare dopo che lo stato gli ha pagato una bella malattia durata mesi. Io mi chiedo perchè i familiari di Sandri non avrebbero il diritto di bucargli la faccia a quella merda ?

Riporto di seguito questo articolo del messaggero di oggi:

Tifoso ucciso, Spaccarotella torna in servizio
alla Polfer di Firenze

ROMA (30 aprile) - Luigi Spaccarotella, l'agente di polizia che ha ucciso il tifoso della Lazio Gabriele Sandri sparando due colpi di pistola all'Autogrill di Badia al Pino vicino ad Arezzo l'11 novembre scorso, ha ripreso servizio a Firenze. Lo scrive oggi "Il Giornale della Toscana".

La nuova assegnazione di Spaccarotella, che aveva sospeso la propria attività per un lungo periodo malattia, è stata ufficializzata la settimana scorsa tanto che l'agente è già arrivato a Firenze e si è presentato ai suoi superiori. Secondo i vertici della polfer
però Spaccarotella sarà operativo tra una ventina di giorni quando il dirigente, ora in ferie, avrà deciso le mansioni da fargli svolgere.

L'agente sarebbe stato piazzato alla "Coc": centrale operativa compartimentale della Toscana. Si tratta di una struttura che si occupa di coordinare tutte le chiamate all'interno delle stazioni ferroviarie. Ma l'aspetto singolare è un altro: tra le tante altre mansioni, la "Coc" si occupa anche di tifosi. Infatti, se arriva un treno di ultras diretti allo stadio, è sempre la centrale operativa a organizzare le scorte agli ultras.

Intanto, il processo che vede imputato il poliziotto va avanti: è slittata al 25 settembre prossimo l'udienza preliminare. Il processo si terrà davanti al gup Simone Salcerini che deciderà se rinviare a giudizio Spaccarotella davanti alla corte d'assise o avviare il rito abbreviato. La richiesta di rinvio a giudizio era stata presentata dal procuratore Di Cicco e dal pm Ledda ai primi di aprile. Per l'agente l'accusa è di omicidio volontario.

SimoAcab | 30/04/2008 13:30 | liberi pensieri, sociale, repressione, tifo, raciti, gabriele sandri
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giovedì, 28 febbraio 2008

GIUSTIZIA PER GABRIELE

 

Intervista a Cristiano Sandri
(di Tonino Cagnucci, pubblicata su Il Romanista del 4 gennaio 2008)

Cristiano Sandri quali sono le parole che
ancora vanno dette.

«Voglio dire quello che avevo in testa i primi giorni dopo l’omicio di mio fratello, far presente meglio tutto quel bailamme mediatico e la strumentalizzazione che hanno fatto della morte di Gabriele: hanno parlato di violenza nel calcio, di decreti, di scontri, hanno richiamato il caso Raciti ma Gabriele con tutto questo non c’entra niente. Hanno ucciso un ragazzo e hanno provato a nasconderlo. Già dall’inizio».
Per come è stata diffusa la notizia?
«Per quello, perché non hanno fermato il campionato, per quello che è stato sostenuto in una conferenza stampa talebana del questore di Arezzo dove è stato impedito ai giornalisti di fare domande, per quello che si diceva ancora il giorno dopo in Parlamento: si sosteneva la tesi incredibile di un colpo sparato in aria, si prendeva tempo».
Perché?
«La discriminante è la divisa. Il fatto che ci fossero di mezzo le istituzioni in un delitto talmente grave, così grave, ha fatto sì di cercare fino alla fine di nasconderlo, di salvare il salvabile. Ma non c’era più niente da salvare. Hanno fatto emergere un’immagine distorta di quello che era accaduto, hanno parlato di terrorismo... una cosa simile è degna dei peggiori regimi dittatoriali. "Caso Sandri: arrestati i terroristi". In Italia è andata così, all’estero la BBC ha aperto: "Poliziotto uccide a sangue freddo un tifoso". Non è un titolo, né una forzatura, è stata la realtà».
Adesso, da tempo, se ne parla poco.
«Adesso c’è silenzio. Assordante. Eppure una notizia così andrebbe sviscerata da tutti i punti di vista, andava trattata dai vari Porta a portae Matrix che, a parte l’immediatezza della notizia, a parte l’audience che facevano all’istante, non hanno detto più niente. Oblio».
Quanto voluto?
«O voluto o dettato dalla tirature di copie, dallo
share. Ma com’è possibile che le armi si usino così? Come non parlarne? Come non sviscerare una notizia così grave? Così grande nella sua gravità?. Io ho ringraziato personalmente il testimone che ha raccontato di aver visto quel signore mettersi in posizione per prendere la mira perché altrimenti ho paura che ancora oggi staremmo a parlare di colpi sparati in aria. Ho detto che il silenzio è assordante perché lo abbiamo ascoltato in prima persona, soprattutto qualche giorno fa».

Qualche giorno fa sono uscite delle perizie...
«Già, parliamo di perizie e di accertamenti tecnici: questo signore, questo agente, ha avuto la voglia di sparare. Per quanto riguarda la tesi della deviazione della pallottola, l’unica che potrà sostenere la difesa, gli accertamenti che sono stati depositati riguardano gli elementi chimici rinvenuti sul proiettile per vedere appunto se ha toccato qualche colpo estraneo prima di uccidere Gabriele. Dalla relazione del consulente del pubblico ministero, quindi non il nostro, emerge che non ci sono elementi che possano indicare l’impatto con un corpo diverso. Noi questa relazione l’avevamo in mano da venti giorni, ma ci dicevamo: "Ora se occuperà la stampa, adesso arriverà la televisione", invece se non fossimo stati noi a fornire un’indicazione del genere non se ne sarebbe parlato per quel po’ che si è tornato a fare. Non se ne sarebbe parlato per niente».

Fa aumentare la rabbia?
«Sì, perché ti trovi impotente... Noi ci troviamo in difficoltà perché non vorremmo emergere come quelli che forniscono le informazioni alla stampa o che vanno per televisioni, però... Dopo due giorni avremmo potuto lanciare un’agenzia, ne abbiamo aspettati venti».
Il presidente Napolitano nel suo messaggio
di fine anno non ha ricordato Gabriele, ve
l’aspettavate?
«Il presidente Napolitano è stata la seconda persona dopo Veltroni a farsi vivo con noi, e si è fatto sentire veramente. Ci ha detto di essere rimasto sgomento per un evento del genere, ha parlato di gravità estrema. Il presidente non ha parlato di generica violenza negli stadi come hanno fatto certi media, cercando l’orribile equazione: è stato ucciso un poliziotto, poi un tifoso... »
Invece...
«Invece il calcio non c’entra niente. Che quei ragazzi andavano a vedere la Lazio a Milano si è saputo dopo. Chi ha sparato a 60 metri, con le auto che passavano, coi ragazzi che non avevano né sciarpe né bandiere, non sapeva fossero tifosi. E’ stato un atto di volontà di uno scellerato, di un delinquente, come ha avuto modo di dire il procuratore capo di Arezzo, non io».
Ci sono sentimenti di rabbia nei confronti
delle forze dell’ordine?

«Noi non vogliamo generalizzare, capiamo bene
che non tutti gli ambienti sono uguali, che ogni
categoria ha i suoi interpreti. Proprio per questo
chi ha sbagliato deve pagare. Abbiamo avuto la visita del capo della polizia, il dottor Manganelli, che ha ammesso la responsabilità di quell’appartenente alle forze dell’ordine»
Avete amici poliziotti?
«Sì, ne abbiamo anche come amici di famiglia».
Come si sono posti?
«Con difficoltà , non si spiegavano, non si spiegano come sia potuto accadere una cosa simile, un gesto così sconsiderato: un’arma un poliziotto la deve usare perché è in pericolo la vita propria o quella degli altri. Basta».
Non sono state prese alcune misure cautelari
nei confronti dell’agente Spaccarotella.
«Questo signore è a piede libero. Tutti quanti si sono sbrigati a dire, giustificando col ritornello "l’inquinamento della prova, reiterazione del rato, pericolo di fuga... non ci sono gli estremi per..." Beh... Per l’inquinamento della prova non è stato detto nulla sul fatto che la zona in cui ha sparato il poliziotto non è stata posta sotto sequestro, dei due colpi che sono stati sparati, caso strano, è stato rinvenuto soltanto il bossolo del proiettile che secondo loro è stato sparato in aria, e non quello che invece ha raggiunto mio fratello. Per quanto riguarda la reiterazione del reato... uno che prende un’arma e spara con questa facilità si può immaginare anche che un giorno esca di casa e dia una bastonata in testa a qualcuno. Ecco, facciamolo qui il parallelismo con il caso del povero Raciti dove il minore indagato è stato raggiunto dalla custodia cautelare. E non c’entrava. "La legge è uguale per tutti", c’è scritto sui banchi delle aule di giustizia. Dovrebbe. 
E dovrebbe far riflettere».

Il tempo che variabile è adesso?
«Noi confidiamo nella celerità del procedimento,a febbraio verranno depositate le ultime relazioni sugli accertamenti disposti dal pubblico ministero, e da lì a poco attendiamo che il pm concluda le indagini e richieda il rinvio a giudizio del poliziotto. Noi immaginiamo in primavera, inizio estate. Non vorremmo che questo silenzio, quest’annacquamento sia l’ombrello sulla notizia perché così quando si arriverà al verdetto magari la posizione dello Spaccarotella venga in qualche modo affievolita».
Quale verdetto sarebbe "affievolito"?
«Per il reato di cui si è macchiato questo individuo il codice penale prevede 21 anni di carcere. Non un giorno di meno».
Non un giorno di meno.
«Non cerco e non cerchiamo vendetta. Ma giustizia giusta. Ci aspettiamo questo giudizio, non un colpo di spugna, né operazioni di ortopedia giuridica per alleggerire la posizione dell’agente che comunque, a mio avviso, sarà molto difficile effettuare».
Spaccarotella, un giorno lo incontrereste?
«No, e io non lo voglio incontrare per il resto della mia vita».
Il perdono?
«In questo momento non ci sono proprio i presupposti per perdonare una persona che senza criterio ha avuto la voglia di ammazzare».
(Interviene il papà) «Una persona che qualche
ora dopo aver commesso il fatto ha detto bugie e
ha risposto al citofono a voi giornalisti: "Fatemi vivere tranquillo". Come si fa poche ore dopo quello che hai fatto a dire "fatemi vivere tranquillo". Come si fa?».
Tra le tante cose dette, invece quella più
importante, quella più bella, più giusta?

«Ciò che ci ha detto Napolitano, il presidente della Repubblica: "Starò sempre al vostro fianco". E poi la gente. L’affetto della gente è più forte di ogni strategia comunicativa, più forte del silenzio. La vicenda ha colpito tutti quanti, perché tutti quanti hanno vissuto la possibilità di avere in quella macchina il proprio figlio, il proprio fratello, il proprio amico. Ci sosterranno anche in futuro per quello che sarà una vicenda che purtroppo durerà nel tempo dal punto di vista giudiziario. In questo, però, sono abbastanza tranquillo: ogni persona non si dimenticherà di questo fatto, ogni persona farà in modo di far trionfare la giustizia giusta. Perché è inaccettabile tutto. Gabriele Sandri dev’essere un momento di riflessione per tutta la società civile».
Quello che ha ferito di più?
(Interviene il papà) «Quando il ministro Amato
ha detto che se si prendevano due caffé all’autogrill non sarebbe successo».
«La gestione della notizia, non solo nell’immediato ma due-tre giorni dopo, il fatto che ancora adesso tutti i responsabili siano a loro posto. Magari al poliziotto hanno cambiato mansione per evitare di andare a sparare in giro, ma sta al suo posto; il questore di Arezzo che ci ha regalato quelle dichiarazioni mostruose che hanno ammazzato Gabriele una seconda volta, sta ancora lì, come se non fosse successo nulla. Non so se tutto questo sia stato voluto per non far esplodere la situazione, alzato un polverone apposta: la menzogna dei colpi in area, il no-stop al campionato quando il fatto è avvenuto alle 9.18 e c’era tutto il tempo. Tutto il tempo perché si scatenasse quello che è capitato».

Si è lasciato scatenare?
«Sì, per spostare l’attenzione lontano da quello
che è successo. Tutti sapevano nessuno ha fatto
nulla, tutti sapevano, nessuno ci ha detto niente.
Gabriele aveva i documenti con sé, sapevano chi era, dove abitava e non ci hanno nemmeno chiamato».
Come l’avete saputo?
«A me ha chiamato un amico-collega avvisato da un altro ragazzo, era attorno a mezzogiorno. Dopo mille chiamate per rintracciare il numero di casa (avevo il cellulare spento perché scarico quel giorno) mi ha detto: "Vai ad Arezzo", ma non perché. Mi ha detto: "Però fatti accompagnare", e lì ho capito che era successo qualcosa di brutto. Poi ho chiamato un altro amico per farmi accompagnare ed è lui che mi ha raccontato: "Hai sentito quello che è successo ad Arezzo? E’ stato ucciso un tifoso della Lazio". Mentre andavo, la radio mi ha detto nome e cognome. Mio fratello».
"Mio fratello". Gabriele Sandri, un ragazzo
ucciso nella sua auto mentre andava a vedere la Lazio. "Mio fratello". 
Cristiano Sandri è un tifoso?
«Da 33 anni, sono nato nel ’74, sono della Lazio.
Mio padre è tifoso della Lazio, è lui che mi ha portato a vederla quand’ero piccolissimo. Me lo ricordo, era lo stadio di Pisa, una partita di Coppa Italia, avrò avuto sì e no 5 anni . Era sera, c’erano le luci. Più che altro ho immagini di quello stadio.
Sono stato abbonato in curva dai miei 16 anni anni fino a i 30, poi, così come va per molti altri che hanno vissuto lo stadio, gli amici si sono spostati in tribuna e con loro anch’io. Mio fratello invece continuava ad andare »
Sei più tornato allo stadio?
«No, da quel giorno no».
Hai intenzione di farlo?
«Sì, perché ho quasi l’impressione che tornandoci fisicamente ci posso riportare anche mio fratello.
Certo, quando mi sentirò di affrontare questo...
A parte vedere una Curva, la Curva Nord intitolata a Gabriele Sandri fa...Fa».
A Badia al Pino sei più tornato?
«Quando abbiamo fatto i sopralluoghi per le perizie, ho visto non proprio il punto, ma dove hanno messo le sciarpe: i colori di tutte le squadre».
Per certi versi veramente un monumento,
non solo simbolico. La morte di Gabriele
potrebbe...
«Ho sentito tanti amici, tifosi della Lazio, tifosi
della Roma, la morte di Gabriele ha dato una nuova consapevolezza di valori in tanti. La consapevolezza del valore della vita che mai può essere messo in discussione, né a rischio».
La morte di Gabriele può far cambiare in meglio le cose del calcio e quindi anche quelle della vita?
«Sì, è giusto parlare di sacrificio per mio fratello.
Dalla sua morte non ho più sentito parlare di episodi di violenza negli stadi. Si deve parlare di sacrificio perché Gabriele possa venir preso sempre a simbolo per situazioni positive, in tutte, non solo nel calcio. Per questo ogni situazione a lui legata dovrà essere ricordata per l’alto valore della vita che rappresenta. Ogni iniziativa fatta sarà in tal senso: il valore stesso della vita».
Per il prossimo derby s’era parlato di fare
qualcosa, avete pensate voi a qualcosa?
«Sì, il prossimo derby potrebbe essere un’occasione importante per dimostrare una presa di coscienza di tutti i tifosi, nella circostanza della Roma e della Lazio, ma non solo loro. Purtroppo
quando si parla di tifosi lo si fa come ci si riferisse a una categoria di sottosviluppati e non di cittadini, di essere pensanti. Non so se io... sarebbe un’occasione importante. L’ultimo derby l’ho visto proprio con Gabriele ... 
Potrebbe essere un’occasione anche per me».  (Interviene il padre) «Io vorrei andare in Curva
Sud. Come facevi un tempo con gli amici, a giocare a scopetta prima. Io vorrei andare a vedere il derby in Curva Sud».

Tuo fratello lo definiresti un ultrà?

«Anche io, e non solo mio fratello, mi posso definire un ultras, anche mio padre si può definire un ultras, anche tu se lo sei per la Roma. La parola ultras è sentita solo con un’accezione negativa e invece non è così: è il modo più bello di seguire la squadra del cuore ovunque essa giochi, fattivamente, incitandola. Creando quelle amicizie che sono poi la cosa più bella nel seguire questa passone. La goliardia, i sorrisi, i viaggi, la spensieratezza con cui si va allo stadio, oltre che per vedere la partita della squadra del cuore, per lo stare con gli altri, con gli amici e con chi non conosci ma che abbraccerai. Per viaggiare, una giornata insieme, a pranzo come sarebbe capitato a Gabriele se non fosse stato fermato prima... Di andare a vivere.
Ad essere così vitali come accade. E la Curva
secondo me è una delle massime espressioni nel
calcio, il sentimento più alto».
I gruppi ultras della Roma hanno "scioperato" anche perché Gabriele Sandri il sistema se lo era dimenticato...
«Il fatto che si muovano i tifosi o solo qualche giornalista sportivo deve far pensare. Loro, o chi nello stadio è rimasto in silenzio, chi nel mondo ha ricordato Gabriele, sono gli unici che hanno individuato il nocciolo del problema, ed è stato sicuramente un modo civile. Si parla sempre e solo in negativo dei tifosi, degli ultras, poi quando fanno iniziative, o vengono dimenticate o strumentalizzate per coglierci il lato che non va bene».
Una volta si cantava 10-100-1000 Paparelli,
adesso si cantano i cori per Gabriele Sandri.
«Ecco che significa Gabriele. E’ un’evoluzione
culturale che dovrebbe parlare a molti, che aiuta
a far capire certi fenomeni, perché per me quello della violenza negli stadi può essere risolto. La presa di posizione dei tifosi è importante, i tifosi sono persone che hanno una loro intelligenza, che non si fanno condizionare, che non mandano il cervello all’ammasso, ma che vengono dipinti come massa indistinta».
Perché?
«Una forma di controllo. Quando vieni toccato da
un fatto del genere pensi a tutto quanto, ti poni
tante domande e cerchi di capire per quale motivo si voglia responsabilizzare oltremodo il mondo del calcio e dei tifosi su questioni che dovrebbero essere affrontate diversamente dalla società e dalle istituzioni, e non unicamente con la repressione, con il pugno duro. Dove c’è la repressione c’è la reazione, guarda i rapporti tra padre e figlio: non puoi pensare a punire se non pensi prima di approfondire il rapporto e i suoi motivi».
Se un giorno avessi dei figli...
«Li manderei in curva. Io mi ricordo quando andavo in curva quattro ore prima, l’emozione che mi dava il fatto di poter cantare per la mia squadra, poterla sostenere. È una cosa bellissima perché ti senti partecipe di una comunità autentica, semplice ma forte. Forse veramente lo stadio, e la curva in particolare, è l’unico posto in cui certi ostacoli, certe barriere cadono, il posto più trasversale che ci sia: nessuna differenza di ceto, di istruzione, di professione, di religione. Proprio per questo, visto il modo così genuino e del tutto spontaneo di vivere il calcio e in definitiva la vita, io posso dire che se avrò dei figli sicuramente li manderò in curva. Sempre se lo vorranno».
Sempre laziali eh?
«Po’ esse solo quello».
Quello che conta è un altro. E’ quel nome, Gabriele Sandri, e quel monumento di sciarpe all’autogrill di Badia al Pino...
«Una Fondazione. Stiamo studiando e lavorando
per far nascere una Fondazione. A breve ci incontreremo col sindaco e col suo staff per poter organizzare una situazione effettiva e concreta, una Fondazione perché il nome di Gabriele possa essere associato a iniziative benefiche e di costruzione sociale, che comunque possano portare a qualcosa del positivo, possano aiutare chi ne ha bisogno. Si tratta di un’iniziativa impegnativa che dovrà essere strutturata in modo minuzioso e valido».
A Gabriele come piacerebbe essere ricordato?
«Gabriele era il prototipo del ragazzo gioioso, che guardava alla vita unicamente dal lato positivo, quindi sicuramente con un sorriso. Vorrebbe essere ricordato col sorriso che lo contraddistingueva.
E questo, come famiglia, cerchiamo di riproporcelo sempre, ogni volta. E come puoi immaginare non è facile. Perché la sua mancanza è talmente tanto grande e profonda che a volte sorridere fa tanto male».
Ti è capitato di sognarlo?
«Ancora no, un sogno così bello ancora non sono
riuscito a farlo».

SimoAcab | 28/02/2008 16:22 | repressione, gabriele sandri
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mercoledì, 27 febbraio 2008

PROIETTILI DEVIATI

vignetta_acab.gif picture by SimoAcab 

ringrazio Jacopo StraFatt per la vignetta !!!!

SimoAcab | 27/02/2008 17:52 | repressione, carlo giuliani, federico aldrovandi, gabriele sandri
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mercoledì, 14 novembre 2007

HANNO PERSO UN' ALTRA OCCASIONE

Ho pensato e ripensato prima di scrivere un post sulle vicende di domenica. Se lo avessi scritto subito probabilmente sarebbe stato il solito testo ricco di insulti verso gli sbirri ma che non avrebbe avuto molti spunti di riflessione, sarebbe stata una gettata di rabbia impulsiva e probabilmente senza tanto senso. Vorrei provare a tirare fuori una discussione che esca dai soliti discorsi di odio (anche se è l'unico sentimento verso di loro ..) e ribellione.

Partiamo dalle vicende che purtroppo sono accadute all' area di servizio. E'  qui che succede tutto. Ed è da qua che bisogna iniziare a riflettere. I fatti sono che si verifica una scazzottata in autogrill e nel momento in cui tutto è finito e la gente se ne sta andando un eroe in divisa dall' altra parte della carreggiata decide di sparare per qualche strano motivo (non stiamo ad analizzare cosa poteva colpire di passaggio sull' autostrada ....). Probabilmente prima di entrare in servizio aveva visto Magnum PI. Rimane ucciso un ragazzo. Potrei essere io. Iniziano momenti in cui cercano di montare una scenetta per scagionare il poliziotto. Ha sparato in aria. E' partito un colpo mentre correvo. La traiettoria della pallottola è stata deviata. Volevo colpire le gomme della macchina. Salvo poi scoprire che esistono testimoni che hanno visto l'infame : ha sparato a braccia tese ed ad altezza uomo. Ci sarebbe tutto quello che serve per chiudere qua la vicenda. Per condannare per omicidio volontario quello schifo d'uomo e per sbattere la sua merda di faccia su tutti i giornali. Si è persa un altra occasione, si è persa l'ennesima occasione per dimostrare che chi commette un omicidio di tale infamità e viltà deve pagare come un assassino, qualunque vestito indossi e qualunque tesserino tenga in tasca.

Passano poche ore, e perchè mai fermare il campionato per la morte di un semplice tifoso per lo più un ultrà che aveva appena fatto una rissa in autogrill (probabilmente la stava sognando....). Molto meglio ricordarlo con 10 minuti di ritardo sull' inizio delle partite. E fa niente se neanche un anno fa per la morte di un poliziotto tutto è rimasto fermo per un mese, se ci hanno triturato i coglioni con leggi speciali che vanno contro ogni cittadino, se hanno accusato e puntato il dito verso un unica direzione infamando e insultando tutti i tifosi dal nord al sud. Chissà se domani vedremo Matrix, Contro Campo, QSVS, Porta a porta e tutti i tg nazionali analizzare il problema della qualità della polizia italiana che non è in grado di gestire la sicurezza di nessuno. Domenica hanno sparato ad un tifoso in autogrill , l'altro giorno ad un ragazzo che non si è fermato al posto di blocco, neanche un mese hanno pestato a morte un ragazzo in carcere. La polizia spara, la polizia picchia e loro rimangono sempre i martiri quelli che rischiano la vita per poche euro al mese. Ma vaffanculo. Si è persa un altra occasione appunto : quello di dimostrare che la morte è uguale per tutti e per dimostrare che per il mondo del calcio la figura del tifoso è tutto quello che c'è da preservare, c'era da dimostrare il rispetto verso lo spettatore e invece ..... hanno perso anche questa occasione.

Ancora una volta si poteva analizzare il problema da un altro punto di vista. E invece ancora una volta si sta sparando a zero sui gruppi organizzati ultras ormai a pieno diritto denominati gruppi di terroristi. Le partite non andavano giocate. Hanno fatto bene atalantini milanisti interisti laziali tarantini. Andavano interrotte in qualunque modo. Per rispetto. Perchè chi spaccava le vetrate a bergamo era consapevole di quello che andava incontro, chi è entrato in campo a Taranto sapeva quello che rischiava, chi ha assaltato le questure sapeva benissimo delle probabili conseguenze. Sono tutti pronti a pagare. Ma chi ha sparato in quell' aria di servizio non sapeva quello che faceva perchè protetto dalla sua bella divisa. E ora non è pronto a pagare e si sente pure vittima.

La reazione di tutte le curve italiane è frutto di quella spaccatura di cui ho già parlato tante volte su questo blog. Gli ultras odiano gli sbirri perchè gli sbirri odiano gli ultras. E in quest'anno di riforme e leggi speciali, dove l'ultras è stato devastato da una campagna politica e mediatica logorroica,  questa spaccatura è diventata ancora più netta aumentando odio e voglia di vendetta. Potevano cercare un modo per avvicinarsi al tifoso, hanno scelto per l'ennesima volta repressione e soprusi e la rabbia di domenica manifestata da tutti ne è la conseguenza. Ho sentito in tanti dire che è un problema sociale, che bisogna insegnare fin dalle scuole ad essere contro la violenza. Bene allora cominciamo ad insegnare anche nelle scuole di reclutamento infami il rispetto verso la gente. Insegnamo a quegli schifosi che l'equazione INDOSSO LA DIVISA = POSSO FARE QUELLO CHE VOGLIO non regge in un paese normale.

Potevano almeno per una volta semplicemente stare zitti e cercare di portare un po' di rispetto verso un ragazzo che è stato ucciso dallo stato. e invece anche sta volta hanno perso l'occasione.

SimoAcab

SimoAcab | 14/11/2007 13:12 | liberi pensieri, repressione, gabriele sandri
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