lunedì, 04 maggio 2009
AL SAN PAOLO COME ALLA DIAZ LO STATO SI ASSOLVE
AL SAN PAOLO COME ALLA DIAZ: LO STATO SI ASSOLVE 7 maggio 2009 Roma: Cassazione del processo “San Paolo”.Si chiude così il capitolo giudiziario relativo alla notte del 16 marzo2003, la notte in cui morì Dax, assassinato dalle lame fasciste, mentre ai suoi compagni ed amici accorsi al pronto soccorso del San Paolo toccarono le cariche di polizia e carabinieri.
Già in via Brioschi la presenza massiccia dei mezzi delle forze dell’ordine aveva di fatto rallentato l’arrivo dei soccorsi. Dopo che le ambulanze avevano portato via Davide e un altro compagno gravemente feriti, un plotone di poliziotti si presentò in tenuta anti-sommossa per “contenere la disperazione” dei presenti, provocazione culminata poi con cariche e manganellate all’interno dell’ospedale. Prima le risate sprezzanti di fronte al dolore di chi aveva appena appreso la notizia della morte di Dax, poi un’aggressione, premeditata e finalizzata a renderci inermi per impedire qualsiasi tipo di reazione. Hanno approfittato della situazione per compiere una mattanza contro quei “rossi di merda” da sempre detestati, “uno di meno”, “vi ammazziamo tutti”, spingendosi fin dentro i reparti dell’ospedale per rincorrere chi tentava di sottrarsi alla loro furia. Il “caso” ha poi voluto che le telecamere del pronto soccorso in quelle ore non funzionassero e non abbiano così potuto documentare in diretta i pestaggi selvaggi e le urla delle persone arrestate, dopo essere state picchiate a sangue. Un bilancio fatto di volti tumefatti, teste aperte, braccia e denti rotti,sommati alla tragica morte di Davide. Già all’indomani della mattanza era pronta la versione del questore Boncoraglio per giustificare i proprio uomini: “Stavamo solo impedendo che i ragazzi portassero via la salma”. Un grottesco tentativo di legittimare la brutalità, dipingendoci come selvaggi o barbari (cosa avremmo dovuto fare con la salma?!?) che meritavano di essere picchiatii n quel modo.
Contemporaneamente la stampa da un lato ha cercato di spoliticizzare l’agguato fascista parlando di “rissa tra balordi” in cui “la politica non c’entra”, dall’altro ha avvallato la delirante versione della Questura sugli scontri del S. Paolo. Fin da subito è stato, ed è ancora oggi, necessario riaffermare la verità sui fatti del 16 marzo 2003.Il capitolo giudiziario rappresenta un'altra ferita aperta.Le indagini, infatti, portarono alla sbarra quattro compagni e tre esponenti delle forze dell’ordine.La sentenza d'appello, emessa nel febbraio 2008, ha confermato la condanna di un anno e otto mesi per due compagni e il risarcimento complessivo di oltre 100.000 euro. Ha inoltre portato alla piena assoluzione dei membri delle forze dell'ordine, che in primo grado avevano visto la condanna di un poliziotto a quattro mesi per abuso di ufficio (ripreso da un video amatoriale mentre manganellava una personaa terra) e di un carabiniere a sette mesi per possesso di una mazza da baseball (reato caduto in prescrizione). Nulla hanno contato le testimonianze del personale medico-sanitario che ha assistito alle cariche indiscriminate dentro e fuori il Pronto Soccorso, intervenendo tempestivamente per curare i feriti. Ancora meno hanno pesato le evidenti lesioni riportate dagli amici e dai compagni di Davide, gli unici, invece, ad essere stati condannati.
Lo Stato, ancora una volta, si è assolto, tentando di stravolgere la verità nelle aule dei tribunali, aggiungendo alle violenze di quella notte le menzogne della sentenza.La Magistratura si è resa così complice del comportamento, in stile scuola Diaz, delle forze dell'ordine, che ha legittimato a sua volta l’aggressione fascista. Con l’avvicinarsi della chiusura del processo sui fatti del S. Paolo,ribadiamo con ancor più forza la verità su quella notte nera. Sotto processo non ci sono solo i quattro compagni – che in caso di conferma vedrebbero le condanne diventare definitive - ma la memoria e il ricordo di ciò che è accaduto.
Stringendoci intorno a tutti coloro che sono colpiti dalla repressione e dalla brutalità poliziesca. Nessuna giustizia nessuna pace. Con Dax nel cuore
lunedì, 27 aprile 2009
25 APRILE: ONORINA BRAMBILLA PESCE
Davanti a certe persone e sentendo certi racconti non si può far altro che stare in silenzio e ascoltare. Massimo rispetto per lei e per chi ha combattuto per noi in quegli anni. Non ci scorderemo mai di quello che avete fatto.
SimoAcab
venerdì, 24 aprile 2009

martedì, 21 aprile 2009
Volevo esprimere piena solidarietà agli immigrati che da questa mattina a Bruzzano stanno subendo violenze assurde da parte delle forze dell' ordine. Persone che ora stanno marciando verso Milano chiedendo solo pace e un posto dove dormire. Immigrati scappati da un paese devastato dalle bombe che la nostra buona Italia ha deciso di lanciargli addosso in nome della democrazia.
Il nostro bel comune troppo impegnato a preparare eventi per l'Expo e il salone del mobile ha deciso di risolvere la situazione al solito modo : manganelli e sgomberi.
Bisogna stare vicino a questa gente , Milano non è solo quella che gli rompe i manganelli in testa
Rispetto
SimoAcab
Questo l'articolo del Corriere a riguardo (che evito di commentare per decenza ....)
MILANO - Binari occupati, tafferugli con la polizia, poi la marcia sulla Milano-Meda in direzione della Svizzera. Martedì è stata una giornata di tensione a Bruzzano, dove è esplosa la situazione precaria dei circa 350 rifugiati politici provenienti da vari Paesi africani - 210 eritrei, il resto sudanesi, etiopi e somali, tra cui 28 donne e due bambini - che venerdì scorso avevano occupato il residence abbandonato «Leonardo da Vinci» di via Senigallia. Fin dalla notte di lunedì il residence era presidiato da agenti di polizia in tenuta antisommossa. A quanto riferito dalla polizia doveva essere un semplice controllo con i tecnici del Comune, per dare il via a una trattativa condivisa. Ma non è andata così. Una cinquantina di rifugiati, intorno alle 6 del mattino, sono usciti dal residence per mangiare qualcosa alla mensa della Caritas, almeno così raccontano. «Le forze dell'ordine erano già qui a quell'ora e ci hanno visti uscire - riferiscono - poi quando siamo ritornati ci hanno impedito di rientrare». Secondo le forze dell'ordine, invece, nessuno è uscito dal residence di prima mattina, e quindi quei 50 non fanno parte del gruppo che ha occupato venerdì scorso lo stabile. Il gruppo era accompagnato da una decina di giovani appartenenti a centri sociali della città e ha chiesto di entrare nello stabile, ma la polizia glielo ha impedito. Alcuni delegati del Comune hanno tentato di portare avanti una trattativa, che è fallita perché i rifugiati non avrebbero individuato fra loro un interlocutore.
IL SIT-IN - Gli immigrati si sono allora spostati alla vicina ferrovia e e si sono seduti sui binari, bloccando la circolazione dei treni. Durante il sit-in sui binari i manifestanti hanno sventolato permessi di soggiorno e carte d'identità per dimostrare la loro regolarità, ed esposto lenzuola su cui avevano scritto «We need peace», abbiamo bisogno di pace. L'azione di protesta è stata interrotta dalla polizia che ha portato via di peso gli immigrati. Alcuni, trascinati a terra dagli agenti, hanno avuto bisogno di cure mediche. La protesta degli immigrati ha provocato ritardi di circa mezz'ora ad alcuni treni sulla linea Milano-Asso, secondo quanto reso noto da un portavoce delle Ferrovie Le Nord. Sui binari c'è stata anche un'accesa discussione tra un capotreno e i manifestanti.
GLI SCONTRI - Nel primo pomeriggio gli agenti di polizia hanno compiuto un'azione di contenimento per impedire che i rifugiati rioccupassero i binari delle Ferrovie Nord. Nel tafferuglio sono rimasti feriti due immigrati di origine cingalese, trasportati dal 118 al Multimedica di Sesto San Giovanni, e un poliziotto, portato all’ospedale Niguarda. C'è poi stata un'altra carica: sette i feriti, di cui cinque trasportati in ospedale. Una decina di contusi, per paura, ha rifiutato di farsi portare via in ambulanza. Un immigrato, colpito al sopracciglio da una manganellata, è stato medicato sul posto dai sanitari del 118 perché perdeva molto sangue
LA TRATTATIVA - Una delegazione degli immigrati ha nel frattempo incontrato l'assessore alle Politiche Sociali Mariolina Moioli, che ha offerto una sistemazione provvisoria per le donne e i bambini (una ventina) e per quelli che non sono ancora inseriti nel programma di protezione per i richiedenti aiuto umanitario. «Per gli altri ho proposto l'inserimento nel programma che prevede sei mesi a carico delle istituzioni durante i quali si impara l'italiano e si apprende un mestiere, ma hanno rifiutato l'offerta», ha riferito la Moioli. «Tra loro non ci sono solo richiedenti asilo o aiuto umanitario da poco in Italia, ma anche gente che è qui da cinque anni», ha aggiunto.
LA MARCIA - Saputo degli incidenti e delle intenzioni dell’Amministrazione e sorpresi per il comportamento della polizia, a questo punto tutti gli immigrati rimasti nel residence, circa 200, si sono messi in marcia sulla Milano-Meda verso il centro di Milano, al grido di «Yes, we can», scortati da un crescente numero di blindati di polizia e carabinieri. Gli immigrati si trovano ora su un ponte che sovrasta la statale, circondati e «contenuti» dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. Sul posto c’è anche il consigliere regionale del Prc Luciano Muhlbauer che parla di un «comportamento irresponsabile e inaccettabile» da parte delle Istituzioni milanesi e sottolinea che «gli immigrati stanno vagando bloccati di tanto in tanto a colpi di manganello dalle forze dell’ordine che non sanno che cosa fare, se non che non devono più rientrare nel residence». Gli immigrati dicevano di voler andare in Svizzera: «L’Italia non riconosce i nostri diritti di rifugiati politici e richiedenti asilo e dunque preferiamo andarcene per spostarci in un Paese civile».
ALL'EX PAOLO PINI - Dopo alcune ore di tensione, la marcia dei rifugiati si è conclusa all'ex Ospdale Psichiatrico Paolo Pini, in via Ippocrate: una delle associazioni presenti nell'area ha aperto loro i cancelli, consentendo al gruppo di stazionare all'interno del cortile. All'interno ci sono i locali gestiti dall'associazione Olinda e una chiesa ortodossa che risulta chiusa. All'esterno stazionano gli agenti della Digos.
DE CORATO: REGIA OCCULTA - Il vicesindaco Riccardo De Corato esprime «piena solidarietà alle forze dell'ordine che in un contesto difficile hanno operato con la consueta professionalità. Una situazione resa ancora più tesa per la presenza dei centri sociali, registi occulti dell'occupazione abusiva, che si sono ritrovati sul posto per seminare zizzania, scatenando incidenti». De Corato ha aggiunto che il Comune ha offerto ospitalità ai presunti rifugiati, ma da loro è arrivato un rifiuto. «Milano di certo non può essere il ricettacolo per tutti coloro che sbarcano in Italia. Né può correre dietro a comitive di manifestanti che girovagano per la città pronti a provocare nuove tensioni. Se qualcuno pensa che qui, dove già si spendono 8 milioni all'anno per dare ospitalità a 300 asilanti, sia il Paese di Bengodi, stiamo freschi», conclude il vicesindaco.

lunedì, 16 marzo 2009
Non ho tempo per scrivere un bel post come ormai da troppo tempo ... però non posso rinunciare ad inserire nel blog un ricordo per Dax e per un ragazzo che come me lottava per i propri ideali. Un semplice pensiero come giusto che sia, alla fine lui rimane dentro di noi, nelle lotte di tutti i giorni, nei cortei, nelle proteste e nella voglia di sbattersi per ciò che si crede.
Ricordare per non dimenticare, ricordare per rendere omaggio ad un ragazzo ammazzato in modo vigliacco.
Dax sei e sarai sempre uno di noi.
SimoAcab
venerdì, 23 gennaio 2009
RIBELLIAMOCI PER LA NOSTRA CITTA'
Ieri mattina, come nelle migliori tradizioni infami, gli sbirri sono entrati nel centro COX 18 e hanno messo i sigilli. Come al solito lo hanno fatto all' alba quando nel centro non c'era nessuno, nessuno che potesse frettolosamente informare la gente di quanto stesse succedendo. Il tam tam di voci però è partito e nel meno tempo possibile qualcuno è riuscito ad essere presente e a urlare il proprio sdegno. L'ennesimo centro sociale che viene sgomberato, l'ennesimo punto di aggregazione che viene privato ai milanesi. Ma il Cox, al di la delle mie simpatie verso i gestori, non è uno dei tanti centri sociali, fa parte del patrimonio di Milano, fa parte della cultura della città. Per chi non lo sapesse contiene la bellissima libreria Calusca ma soprattutto l'archivio Primo Moroni vero e proprio simbolo della cultura italiana.
Ma evidentemente al nostro caro sindaco Letizia Moratti e al suo infame leccaculo De Corato l'importante è chiudere, l'importante è impedire alla gente di ritrovarsi e di fare festa. State a casa alla sera che è meglio. E ieri se non era per il tempestivo intervento di qualche militante l'archivio di libri sarebbe già stato perso.
Che la pazienza sia finita mi sembra che sia chiaro a tutti. Il fatto che non si può sempre subire in silenzio dev'essere una cosa che nasce dentro di noi. Ieri sono partiti dei cortei immediati, è scoppiato qualche incidente, è nato un presidio davanti a palazzo Marino. Sono cose che devono nascere spontanee. Stasera dalle 18.30 si farà volantinaggio in piazza davanti a Porta Genova e in piazza 24 Maggio alle 21.30 inizierà un concerto in strada. Per domani è previsto un corteo alle ora 15 sempre in piazza 24 Maggio. E' ora che la città inizi a ribellarsi a questa politica fatta di repressione.
invito a firmare questa petizione segnalata da Pralina :
http://www.petitiononline.com/cox18/petition.html
ma il mio invito principale è di presentarsi in strada in corteo e porca di una merda se è necessario di fare un bel casino. Ripeto è ora di fare qualcosa ... anzi per come la penso io l'ora era già arrivata da un po'. Ci stanno privando dei nostri spazi, ora si permettono di mettere dei sigilli ad un simbolo di Milano. Ci stanno sfidando ed è ora di far vedere che il movimento a Milano esiste ancora, che i milanesi non sono 4 bacchettoni bauscia ma che sanno difendere le proprie tradizioni.
Tutti in piazza
SimoAcab
in più aggiungo il comunicato del cox in merito :
Il 22 gennaio 2009 alle 7.00 del mattino un centinaio di poliziotti è entrato nel Centro Sociale Conchetta, fondato più di 33 anni fa e della libreria Calusca nata nel 1971 e del prezioso e storico archivio Primo Moroni.
La risposta della città è stata tempestiva, in breve si sono radunati davanti ai blindati delle forze dell’ordine molti compagni, amici, abitanti del quartiere.
Si tratta di uno sgombero illegale che non tiene conto di una causa intentata dal comune al centro sociale nel mese di luglio 2008 per la riappropriazione dei locali, una vertenza ancora in corso. Il vicesindaco De Corato, da sempre in prima linea contro le realtà cittadine non omologate, scarica su questore e prefetto la responsabilità dell’operazione. Il Pubblico Ministero sostiene di essere stato avvisato a giochi fatti. Poco importa, tutti, invece, concordano che l’importanza dell'operazione è che il Comune non perda il valore dell’area. Si tratta di una questione “patrimoniale”, come se questo bastasse a spiegare e a giustificare tutto.
Il risultato, al momento, vede il centro sigillato e sotto sequestro con tutti i materiali dentro, compresi i libri e le riviste della libreria e dell’archivio. Il Centro Sociale Conchetta, la Calusca, l’Archivio Primo Moroni rappresentano un pezzo di storia importante, e testimoniano oggi la possibilità di eludere il principio di mercificazione. Con essi, in buona compagnia, diversi altri centri sociali, luoghi di libero accesso e libero scambio. La loro sopravvivenza deve essere la sopravvivenza della libertà di agire, di farci padroni del nostro futuro, di non essere pesati per quanto possiamo / sappiamo / vogliamo spendere.
Per quanto ci riguarda non consideriamo chiusa la partita, riconosciamo chi rifiuta l’omogeneità del pensiero unico del mercato: ci vogliono compatibili, compratori comperabili, ordinati e consenzienti, resteremo ciò che sappiamo essere, ciò che siamo: originali, comunicanti, disomogenei.
Chiediamo a tutti di farsi carico di un pezzo di questo percorso, che è percorso di tutti.
Stasera 23 gennaio '09 alle ore 18.30, nella piazza di fronte alla stazione di P.ta Genova: volantinaggio per il quartiere.
Alle 21.30 concerto sotto l’arco di piazza XXIV maggio
Domani SABATO 24 GENNAIO'09 manifestazione.
Concentramento ore 15.00 in piazza XXIV maggio.
I compagni e le compagne di Milano presenti all’assemblea cittadina del 22/01/09 presso la sede USI di viale Bligny
venerdì, 19 dicembre 2008
Ci tenevo molto a pubblicizzare un altra serata organizzata da amici per questo sabato. Al Vittoria andrà in scena un gran serata Oi... riporto sotto il flayer della festa !
spero di vedervi in tanti e belli incazzati

a seguire un po' di foto degli scontri in Grecia. Le posto per dare tutta la mia solidarietà a tanti ragazzi che in questo periodo stanno lottando e dando una prova di forza che fa davvero piacere. vedere Quando anche in Italia si comincerà a reagire così a sto schifo ?!?!?!?
lunedì, 06 ottobre 2008
Solidarieta’ agli operai della INNSE-PRESSE
Siamo i 50 dipendenti della INNSE, purtroppo divenuti 49 in seguito alla scomparsa del caro compagno Giuseppe stroncato lunedì 21 Luglio da un infarto causato probabilmente dalla stressante situazione degli ultimi periodi.
Dopo aver ricevuto le raccomandate dalla nostra azienda in data 31 Maggio 2008 che sancivano l’apertura della procedura di mobilità, ci siamo radunati davanti ai cancelli chiusi della fabbrica e, dopo aver eluso la sorveglianza di polizia, vigilantes privati e tirapiedi del padrone, abbiamo occupato lo stabilimento e proclamato l’assemblea permanente.
Proseguiamo le lavorazioni in corso, incontriamo i clienti, auto-gestendo così ormai da due mesi la produzíone e i servizi, auto-finanziandoci persino la mensa, presidiandola giorno, notte e festivi...
Questa officina è produttiva, lo è sempre stata, nonostante qualcuno ne dica il contrario, è l’unica risorsa per noi e le nostre famiglie e siamo determinati a difenderla fino alle estreme conseguenze.
Il parone Silvano Genta la acquistò due anni or sono dall’amministrazione controllata ottenendo sgravi e prezzi stracciati e dichiarando nelle sedi istituzionali della Provincia di volerla rilanciare....
Oggi scopriamo la realta’ dei fatti...
In collusione con AEDES, la proprietà del terreno vuole sbatterci fuori, vogliono farsi beffa persino del Piano Regolatore che sancisce l’area come “industriale” e “non edificabile” fintanto ci sia un insediamento produttivo.
Vogliono rottamare un importante monumento dell’industria milanese, una fabbrica che ha lunga storia e valori da tramandare, che fu tra i simboli della Resistenza pagandone alto prezzo in termini di vite umane.
Ancora una volta gli interessi dei padroni tentano di schiacciare gli operai così come gli interessi dei palazzinari e delle banche vogliono farla da padroni in un paese dove vendere case e fare mutui si dimostra l’ultima frontiera del nuovo schiavismo. E nessuno è in grado di fermarli!
Genta ha concluso la procedura licenziandoci tutti il 25 Agosto pur avendo davanti un industriale bresciano pronto a rilevare la INNSE. La commissione regionale non ha potuto far altro che registrare il mancato accordo ed aprire la mobilità. A cosa serve la commissione regionale e’ la domanda che ci facciamo tutti. Abbiamo chiesto al prefetto di imporre a Genta la sospensione dei licenziamenti in attesa dell’incontro di Roma del 2 Settembre ma non ha potuto farlo. Anche il più scalcinato ed irregolare padrone ha più potere di qualunque istituzione, è una amara scoperta. La riunione al Ministero dello Sviluppo Economico doveva aprire la trattativa fra il vecchio ed il nuovo padrone ma non è servita nemmeno a far ritirare i licenziamenti. Genta ha detto NO anche al Ministero. Una nuova riunione viene convocata per il 12 Settembre a Roma mentre noi continuiamo a lavorare anche se licenziati. Il giorno 10 Settembre, giorno di paga, non arriva un euro, eppure nella lettera di licenziamento è scritto che avrebbe pagato il preavviso. La risposta è immediata, blocco di via Rubattino per tutto il giorno. Genta non solo non paga ma si rifiuta di venire a Roma al Ministero, salta la riunione del 12.
All’alba del 27 Settembre alle 05:30 la forza pubblica entra in fabbrica mette alla porta gli operai che presidiavano lo stabilimento di notte, bloccando l’entrata del primo turno. La fabbrica e’ messa sotto sequestro. Un fatto nuovo, agli operai viene impedito con la forza il “poter lavorare”. Un crollo verticale della credibilità di tutte le tanto decantate “politiche del lavoro”, un crollo della credibilità delle istituzioni politiche che non riescono a fermare un padrone come Genta.
Ora siamo in mezzo alla strada, davanti ai cancelli della fabbrica. Noi siamo fuori ma e’ fuori anche Genta, come si risolverà è ancora tutto da vedere. Noi resisteremo.
Vogliono chiudere la INNSE... non lo permetteremo!!!
Un’officina che chiude sono posti di lavoro persi per sempre.
Vi ringraziamo per la vostra solidarietà, siatene orgogliosi.
Per inviare le sottoscrizioni raccolte:
Bollettino postale c/c n. 22264204 intestato a: Ass.Cult.ROBOTNIK ONLUS
Bonifico Bancario: IBAN IT 51 O 0760101600000022264204
Causale: Lotta operai INNSE
Chi e’ di Milano o hinterland puo’ passare dalla portineria della fabbrica, consegnare direttamente le sottoscrizioni raccolte e conoscere direttamente una delegazione degli operai INNSE.
L’ indirizzo è: via Rubattino 81 (dalla tangenziale est uscita via Rubattino a destra).
RSU - Operai, Impiegati e famiglie della INNSE
venerdì, 11 luglio 2008
Buon week end a tutti !
SimoAcab
giovedì, 03 luglio 2008
Il solito concerto degli amici El Perro Diablo .... non mancate !!!








