venerdì, 10 aprile 2009

SPORT SOTTO L'ASSEDIO

Prima di salutare per il weekend lungo di pasqua ci tenevo a informare che anche quest'anno è partita la carovana di sport sotto l'assedio verso i territori palestinesi. Ne parlo ogni anno e mai smetterò di farlo. E' un iniziativa che condivido con tutto me stesso, che mi ha visto spesso impegnato in prima persona nella raccolta fondi, e che mi porta sempre dentro quel rammarico totale di non aver fatto ancora parte di una di queste carovane.

Le difficoltà nell' organizzare e nel ricevere tutti i permessi sono sempre presenti. Il governo israeliano ce la mette tutta per evitare agli stranieri di vedere cose che potrebbero far "discutere" molto se conosciute per quello che sono.

Invito tutti a seguire le giornate della carovana sul sito che viene costantemente aggiornato . Ci tenevo molto invece a riportare solo questo articolo a testimonianza di quanto detto.

Comunicato in relazione al diniego del Governo Israeliano all'ingresso della
Carovana "Sport sotto l'assedio" nella Striscia di Gaza.


Non c’è niente da vedere, nessuno da incontrare. Con queste parole, Israele ha sancito il divieto assoluto di entrare a Gaza, dal check-point di Heretz, a una carovana internazionale composta da piu di duecento persone.

Con un fax, viene confermato per l’ennesima volta l’apartheid in cui si trovano stritolati migliaia di palestinesi. Il muro che, con tanta solerzia, Israele ha costruito per isolare e rinchiudere il popolo palestinese deve essere inviolabile. Perchè nessuno deve vedere ciò che esso contiene - macerie, dolore, diritti negati -, perchè nessuno deve poter parlare con le persone che all’ombra di quel muro ogni giorno vivono. Un muro eretto appositamente, per nascondere al mondo intero i crimini commessi da una
superpotenza mondiale.


Volevamo entrare a Gaza. Volevamo portare una speranza a quella terra straziata, un abbraccio di solidarietà che ricordasse agli occhi palestinesi che non sono soli. Volevamo essere lì con loro, testimoniare nel nostro paese la barbarie occidentale in Palestina, provare a infrangere l’isolamento, la prigionia in cui sono costretti. Gaza è un enorme prigione a cielo aperto, un carcere in cui è rinchiuso un popolo colpevole solamente di esistere, ma soprattutto di non chinare la testa. Il coraggio del popolo palestinese, il desiderio di vita nella propria terra è senza paragone, e per questo Israele, con l’aiuto
e la complicità di tutti i governi occidentali, mette in campo forme di controllo totalitario e di repressione violenta e generalizzata con pochi precedenti nella storia. Da questo contesto inaccettabile prende forma il
Muro. Cemento che serve a imprimere nei palestinesi la solitudine e l’isolamento dal resto del mondo, imponendo la sensazione che la vita stessa finisca a quel muro, bloccando informazioni, aiuti umanitari, circolazione di corpi, solidarietà. Un altro pezzo di un massacro in atto da troppo tempo.
Con la carovana di "Sport sotto l’assedio" stiamo portando per i campi profughi palestinesi una speranza che ha la forma di un pallone. Siamo una squadra di calcio - maschile e femminile - che, attraverso lo sport, prova a portare un messaggio solidale di fratellanza. Giochiamo con squadre
palestinesi, con ragazzi e ragazze, perchè il pallone parla la stessa lingua ovunque, quella antirazzista e contro ogni intolleranza, contro ogni guerra. Oltre duecento persone dall’Italia sono arrivate con le loro esperienze e le loro abilità - portando qui laboratori di musica, di teatro, di fotografia e di informatica - condividendole con le genti di questa terra, perchè il muro dell’ apartheid si rompe quotidianamente,  ovunque.
Volevamo infrangere il simbolo della cortina di silenzio e morte, e ci è stato impedito. Israele, come sempre, non vuole che i suoi progetti subiscano rallentamenti. Denunciamo questa barbarie, denunciamo ai media internazionali, alla società civile, a chi ha nel cuore questa terra e il suo popolo, l’ennesima
violazione di qualunque diritto, l’ennesimo atto di guerra di una paventata democrazia che vorrebbe nascondere il sangue, le torture e il massacro di un popolo. Non permetteremo che questo avvenga.

Stronger than a wall.
Without your freedom, we’ll never be free.

Carovana "Sport sotto l’assedio"


Siamo tutti straziati per la tragedia che ha colpito l' Abruzzo e ci stringiamo tutti a loro nel cercare di portare aiuti e solidarietà nella forma a noi più consona. Ma ricordiamoci sempre che nel mondo esistono tanti posti che vivono costantemente in emergenze simili e nella maggior parte dei casi non per motivi naturali ma perchè sottomessi da quelle che vengono definite potenze mondiali. Popolazioni dimenticate dal mondo

SimoAcab

Palestina, 7 aprile 2009

SimoAcab | 10/04/2009 13:32 | palestina
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mercoledì, 28 gennaio 2009

GIORNATA DELLA MEMORIA

Ma che cosa è cambiato ?!?!?! ma che cosa c'è di diverso ?!?!?!?

Odio allora e odio anche adesso.

 

SimoAcab | 28/01/2009 10:12 | palestina, sociale, commemorazioni
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venerdì, 23 gennaio 2009

HARDCORE 4 GAZA

Pubblicizzo questa serata in cui suoneranno gli amici El Perro Diablo (loro suoneranno verso mezzanotte) e dove verrano tirati su dei soldi che andranno in aiuto alla popolazione di Gaza !

Accorrete numerosi !

 

SimoAcab | 23/01/2009 10:33 | musica, palestina, amici
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martedì, 13 gennaio 2009

STERMINIO A GAZA

Alcune famiglie di palestinesi ci hanno consegnato dei volantini, piovuti dal cielo nei giorni scorsi, lasciati cadere dall'aereonautica israeliana in alternativa alle bombe. Volantino n.1, tradotto dall'arabo:  "A tutte le persone residenti in quest'area. A causa delle azioni terroristiche con cui i terroristi presenti nella vostra area stanno aggredendo Israele, le Forze di Difesa Israeliane sono state costrette a reagire immediatamente e ad agire in questo modo nelle vostre zone. Vi esortiamo, per la vostra sicurezza, ad evacuare immediatamente quest'area. Forze di Difesa Israeliane". In pratica l'esercito israeliano sta passando di casa in case appiccicando sugli usci un avviso di  "lavori in corso", prima di radere al suolo interi quartieri, affossare per sempre speranze di vita presente e futura. Seppellire sotto tonnellate di macerie chi non ha un posto dove evacuare. Poco fa ci hanno comunicato il lancio di nuovi volantini, avvisano che «la terza fase della guerra al terrorismo sta per iniziare".  Sono cortesi i vertici militari israeliani, chiedono collaborazione alla popolazione di Gaza, prima di schiacciarli come insetti. Se i volantini non sono abbastanza persuasivi, ci pensa l'aereonautica a bussare dolcemente sui tetti delle case di Gaza. E' una nuova prassi degli ultimi giorni, piovono bombe un pochino più leggere, abbastanza per scoperchiare i tetti delle abitazioni e invitare gli abitanti all'evacuazione. Dopo due o tre minuti l'aviazione ripassa e non rimane più niente dell'edificio. Evacuare, ma evacuare dove? Non ci sono posti al sicuro lungo su tutta la Striscia, io personalmente temo di più per la mia vita sopra un'ambulanza, o passando di fianco ad una moschea o una scuola,  che dinnanzi ad uno dei palazzi governativa ancora in piedi. Ieri notte a 20 metri da casa mia, i caccia israeliani hanno tirato giù la stazione dei pompieri. Sulla strada parallela al porto ho scoperto stamane dei crateri profondi diversi metri come se fossero piovuti meteoriti in un film di fantascienza. La differenza è che qui gli effetti speciali fanno parecchio male. Girando per i corridoi dell'ospedale Al Shifa, affollati di feriti in attesa di cure, è possibile imbattersi in un dottore dai tratti somatici non propriamente arabi, è  Mads Gilbert, medico norvegese dell'organizzazione non governativa Norwac. Gilbert, anestesista, conferma il sospetto di armi proibite utilizzate da Israele sui civili di Gaza: "molti feriti arrivano con amputazioni estreme, con entrambe le gambe spappolate, che io sospetto siano provate da armi Dime". Questo mentre Navi Pillay, Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, denuncia "gravissime violazioni che possono costituire crimini di guerra".  L'ultimo di questi crimini poche ore fa, a Est di Jabalia, una famiglia che si apprestava a evacuare, si stava rifornendo di scorte alimentari in uno dei piccoli negozi ancora aperti, bombardato. 8 vittime, tutte appartenenti alla stessa famiglia, quella di Abed Rabbu, 10 feriti gravi. Fra le persone che incontro per strada l'impressione è quella che Israele abbia deciso di prendersela con calma, le bombe cadono costantemente e le forze di terra avanzano lentamente. I soldati non hanno problemi nel procacciarsi razioni k, le razioni alimentari militari, a differenza  della gente di Gaza che non trova più il pane. I panettieri,  esaurite le scorte di farina, hanno iniziato a mescolarla con quella animale per sfornare le pagnotte. Oppure ci si ciba di quello che qui chiamano pane-penicillina. E' pane ammuffito, avanzi di produzioni vecchie di settimane, verde di muffa. Lo si mette su un piccolo fuoco ricavato da un paio di ceppi di legno, vi assicuro che non è proprio una prelibatezza. Israele continua a diffondere, specie via internet, immagini riprese dal cielo che dimostrerebbero come i suoi attacchi sono precisi e mirati a "terroristi" o ipotetici magazzini di scorte di armi ed esplosivo. L'altissimo conto di vittime civili, bastano da sole a smentire questi video. Mi chiedo come Israele  possa definirsi civile e democratico, se per  stanare e uccidere un suo nemico nascosto in un edificio popolato, il suo esercito non esitano un attimo ad abbatterlo seppellendoci sotto decine di innocenti. Rifletteteci un attimo, sarebbe come se l'esercito italiano per catturare un pericoloso boss mafioso, iniziasse a bombardare pesantemente il centro di Palermo. Sono 821 i morti palestinesi nel momento in cui scrivo, 93 le donne ammazzate, 235 i bambini. 12 i paramedici uccisi nell'adempimento del loro dovere, 3 i giornalisti morti con la macchina fotografica appesa al collo. Ben 3350 i feriti,  più della metà sono minori di diciotto anni. Secondo il centro Mezan per i diritti umani, noto per la sua attendibilità,sono l'85% delle vittime totali i civili palestinesi massacrati  in due settimane.  Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Se Le Nazioni Unite non riescono a proteggere la popolazione civile palestinese dalle massicce violazioni di Israele agli obblighi umanitari internazionali, ci proveranno i miei amici del Free Gaza Movement, pronti a sbarcare a Gaza fra un paio di giorni. Sono dottori, infermieri e attivisti per i diritti umani, che ritengono loro preciso dovere morale fare quello è possibile per fornire qualche misura di protezione. Ci avevano già provato ad arrivare martedì 31 dicembre sulla Dignity. La marina israeliana aveva speronato la nostra barca, in acque internazionali, tentando di affondarla, successivamente aveva parlato di "incidente". Attenderò i miei amici con il loro carico di aiuti umanitari fra le macerie di quel che resta del porto, e voglio sperare che non si ripetano altri "incidenti" in alto mare. Il secondo volantino piovuto dal cielo che abbiamo tradotto è una vera chicca (è possibile trovare le foto di entrambi i volantini sul sito http://guerrillaradio.iobloggo.com/): "Ai cittadini di Gaza. Prendetevi la responsabilità del vostro destino! A Gaza i terroristi e coloro che lanciano i razzi contro Israele rappresentano una minaccia per le vostre vite e per quelle delle vostre famiglie. Se desiderate aiutare la vostra famiglia e i vostri fratelli che si trovano a Gaza, tutto quello che dovete fare è chiamare il numero indicato di seguito e darci informazioni riguardo alle posizioni in cui si trovano i responsabili dei lanci dei razzi e le milizie terroriste che fanno di voi le prime vittime delle loro azioni. Evitare che vengano commesse atrocità è ora vostra responsabilità! Non esitate!.. E' garantita la più totale discrezione. Potete contattarci al seguente numero: 02-5839749.Oppure scriverci a questo indirizzo di posta elettronica per comunicarci qualunque informazione abbiate riguardo a qualsiasi attività terroristica: helpgaza2008@gmail.com ". Molti mi scrivete dall'Italia avvinti dalla frustrazione di non potere fare nulla dinnanzi a questo genocidio in corso. Vi invito a continuare a manifestare la vostra indignazione e a tifare per i diritti umani. Se poi avete 5 minuti  di tempo e un gettone telefonico da spendere, i riferimenti contenuti nell'ultimo velatino potrebbero tornarvi utili per comunicare il vostro pensiero a chi per via area, marina, terrestre, decide cinicamente sul destino di un milione e mezzo di persone. Mai gettone fu speso meglio, quei 235 bambini massacrati ve lo chiedono. Restiamo umani. Vik

Vittorio Arrigoni blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/

contatto e donazioni: guerrillaingaza@gmail.com

telefono (no sms) 059 8378945

 

 

 

SimoAcab | 13/01/2009 12:12 | palestina, sociale
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giovedì, 08 gennaio 2009

ANNO NUOVO ....

Eccomi ritornato, sono finiti i giorni di festa e di dolce non fare un cazzo ora si ricomincia con la solita routine fatta di lavoro e rompimenti di coglioni. E si perchè come ogni 31 Dicembre le speranze che il prossimo sia un anno migliore ci sono tutte soprattutto dopo un anno di merda come quello passato e invece questo inizio promette schifezze a volontà. Alla fine vorrei provare a chiudermi in una cripta per tutto Dicembre senza sentire tutti quegli auguri che mi sono convinto che sono loro a portare sfiga.

Insomma sto 2009 è iniziato che è una merda ! problemi alla macchina causa sta cazzo di neve che sarà anche bellissima ma in città rompe proprio la minchia. E poi altri problemi alcuni anche pesanti che i questi primi 8 giorni sono saltati fuori come funghi! E poi ci sono ancora le vecchie beghe da risolvere come per esempio la spalla che continua a fare male in certi momenti e situazioni.

E poi oltre ai problemi personali non possono cadere innosservati i problemi sociali che continuano ad esserci. Prima di tutto il massacro in Palestina che in questi giorni sta arrivando ad essere di un livello estremo e con il mondo che continua a leggittimarlo. E lo si capisce da tante situazioni : dai cari capi di stato di tutto il mondo leccaculo degli israeliani, dalla stampa mondiale che come al solito racconta quello che vuole e poi in piccolo quando sento il sindaco della mia città incazzarsi perchè il corteo organizzato in solidarietà del popolo palestinese ha disturbato l'inizio dei saldi il mio umore scende a terra e si riempie di rabbia.

La mia vita cambia ben poco, il mondo cambia ben poco e soprattutto in peggio. Come si fa allora ad essere ottimisti ?!?!?! e siamo ad un passo dal 2010 e ancora a parlare di nazioni che massacrono popoli in piena libertà. Così non va bene un cazzo.

Bisogna dare una bella sterzata, bisogna che mi tiri su di morale e che trovi la voglia di rimboccarmi le maniche per l'ennesima volta. Alla fine in qualche modo bisogna pur andare avanti ma in questi giorni la voglia di fare e reagire è proprio pari a zero.

Concludendo mi spiace che il primo post sia di questo umore, ma questo sono io ora .... per cui gustatemi in tutto me stesso.

SimoAcab

SimoAcab | 08/01/2009 16:49 | palestina, liberi pensieri, sociale
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lunedì, 21 luglio 2008

QUESTI BRAVI ISRAELIANI

Ci tengo a postare questo video che sta girando in rete che testimona gli abusi che il popolo palestinese è costretto a subire giornalmente nei propri territori. Un episodio in mezzo a mille. Stiamo parlando di crimini assurdi, di gesti che alla fine provocano per ovvie ragioni una risposta. E se i mezzi a disposizione non sono gli stessi ci si arrangia come si può. E a chi mi viene a dire che i palestinesi sono terroristi non posso che gridare tutto il mio disprezzo.

INTIFIDA tutta la vita.

SimoAcab

 

SimoAcab | 21/07/2008 17:48 | palestina, politica, sociale, repressione
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venerdì, 20 giugno 2008

SERATA PER SPORT SOTTO L' ASSEDIO

Ennesima iniziativa dei ragazzi di Sport sotto l'assedio che sabato al csa Baraonda hanno organizzato una giornata di sport, musica, cibo e birra per raccogliere fondi per i campus estivi che stanno progettando.

Come al solito tengo molto a pubblicizzare le loro serate e i loro progetti

SimoAcab

FLYER_sab21giu.gif picture by SimoAcab

SimoAcab | 20/06/2008 10:13 | palestina, eventi, sociale
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giovedì, 03 aprile 2008

SPORT UNDER THE SIEGE CUP

I ragazzi di sport sotto l'assedio sono tornati in Italia. Riporto sotto il diario delle rimanenti giornate (già postato il diario delle prime 3) della loro avventura. Alla fine purtroppo nessuno è riuscito ad entrare a Gaza ma nonstante tutto sono riusciti a girare diverse città e a portare un po ' di gioia e di sport in un ambiente che ne necessita sempre di più.

SimoAcab

Diario 25/03/2008

La strada verso Abu Dis e' un lungo cammino tortuoso in cui si e' costretti a passare un check point e nonostante siano pochi km ci mettiamo circa 1 ora e mezza; se si potessero usare le strade israeliane la strada si potrebbe percorrere in circa 15 minuti.
Abu Dis e' anzi ERA un quartiere della periferia di Gerusalemme che e' stato completamente circondato dal muro e reso municipio autonomo nell'ambito della "de-arabizzazione" di Gerusalemme stessa. L'universita' si trova proprio a ridosso del muro regalando un profilo inquietante e rendendo la vita se non impossibile sicuramente ardua per tutti e tutte coloro che ci vivono, visto che qualsiasi movimento deve
essere "registrato" dai militari israeliani. Lo stesso discorso vale per coloro che non abitano a Gerusalemme ma che frequentano pero' l'universita' di Abu Dis.

Dopo la calorosa accoglienza da parte di docenti e studenti, la giornata sportiva e' proseguita con due sconfitte delle nostre rappresentative negli incontri di calcio maschile e femminile e basket femminile. Un gruppo di persone ne ha approfittato per lasciare "il segno" attraverso la realizzazione di un paio di graffiti proprio sull'infame muro, di cui uno dedicato a "Dax.

25.jpg picture by SimoAcab

In serata il trasferimento a Jayuss, nel "Charity Center" del villaggio.

Il benvenuto della comunita' locale e il party che inizia con canzoni italiane e inno palestinese e si conclude con la proiezione di un documentario che racconta la storia del villaggio e le drammatiche conseguenze della costruzione del muro e' emozionante e coinvolgente.
La giornata e' stata intensa, si cerca quindi di dormire.

Diario 26/03/2008

La sveglia naturale del gallo e delle pecore ci riporta alla realta' del villaggio di Jayuss.

La giornata che aspetta la carovana e' densa di avvenimenti. La mattina l'incontro con con "Stop the Wall", grazie al quale tutte e  tutti abbiamo una situazione piu' chiara sul muro e sulla "prigione" di Gaza e sulla situazione di tutta la palestina e del suo popolo. In seguito andiamo a visitare la "porta" meridionale che limita l'accesso ai campi degli ulivi e alle coltivazioni. Lo spettacolo e' impressionante e i militari non ttardano ad arrivare vista la nostra presenza. Ai nostri piedi una terra particolare che permette all'esercito di poter tracciare ogni passaggio che sia a piedi o con un mezzo.

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Il destino di questo villaggio e' simile a quella di coloro che hanno visto in questi anni costruirsi intorno un muro ed essere cacciati dai campi coltivati, prima risorsa economica degli abitanti della zona. Sorprende come una zona ricca di alberi di olivi non riesca a sfamare una intera popolazione e tutto questo grazie alle "politiche" di apertura e chiusura di quelle porte che una volta li portava neo "loro" campi.
Dopo la visita incontriamo il sindaco di Jayuss. 

Nel pomeriggio la carovana si reca alla "porta" settentrionale dell'enorme paese dove "l'accoglienza" dei militari israeliani e' immediata, entrano nel territorio palestinese proprio per fronteggiare gli attivisti e le attiviste "ree" di essersi avvicinate troppo al muro. Come deterrente per la carovana e gli abitanzi di Jayyus sono stati sparati anche alcuni lacrimogeni, esplosi a distanza, sintomo dell'arroganza delle forze armate israeliane. 

La giornata e' terminata con gli emozionanti workshop per bambini con i giocolieri e la murga da una parte e di un incontro tra le compagne e le donne della comunita' di jayyus. Da registrare l'ennesima sconfitta della squadra maschile di calcio... i bimbi incontrati all'uscita del campo ci sfottono simpaticamente al grido di 8 a 1... si prospettano cambi al vertice e dimissioni dell'allenatore :)

 

Diario 27/03/2008

La carovana lascia con le lacrime agli occhi il villaggio di Jayyuss. Una parte della comunita' ci attende ai pullmann e i bimbi escono da scuola per salutare.
Prossima tappa Qalqilya.
 
Una citta' completamente circondata dal muro, raggiungibile quindi attraverso soltanto due checkpoint. Fino a pochi anni fa era uno dei principali mercati della Palestina per il commercio di rose, fiori e arance.
 
Perfino i cittadini israeliani vi si recavano.. ma dal 2003 quindi con la costruzione del muro la piccola citta' e' rimasta quasi completamente isolata. Per uscirne sono necessari permessi e lunghe file alla mattina alle 3.
 
Ci si aspettava quindi una chiusura mentale e una certa diffidenza da parte della popolazione locale, cio' non e' avvenuto grazie anche all'entusiasmo delle cento persone che giravano per le strade trafficate.
Comunque la mattina la carovana ha visitato il muro e lasciato un segno attraverso la realizzazione di un graffito. L'oppressione avvertita anche solo per poche ore sebbene allietata e scandita dagli immancabili muezzin e' stata percepita da tutti i partecipanti. Il racconto del delegato della municipalita' di Qalqilya ha chiarito quale e' stata la reale trasformazione della citta' con la costruzione del muro.
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Si continua la giornata con la grande partita di calcio maschile, il cambio al vertice e' evidente e la squadra finalmente vince, risultato finale 2 a 0 :) ma come al solito la festa continua non importa chi abbia vinto, i bambini ci assediano festosamente fino alla nostra partenza con i pullmann.

Ritorniamo a Betlemme per proseguire le nostre giornate domani con la visita al campo profughi di Dehishee.
Diario 28/03/2008
Ultima giornata a Betlemme di ritorno dal giro verso nord e prima di andare a Gerusalemme, dove domani staremo al Luq Luq, un centro sociale (per intenderci) del quartiere musulmano.
La giornata di oggi e' stata all'insegna di una passeggiata nel campo profughi di Dehishee e la visita in un'altra sede dell'Ibdaa. Uno nuovo spazio, ancora in costruzione, che funge attualmente anche da biblioteca,
asilo nido e prossimamente un media center.
Dalla terrazza e' facile vedere all'orizzonte il muro che divide Betlemme da Israele.
Le sensazioni sono sempre forti e le medesime: non c'e'futuro per chi non ha spazio per crescere.

Al termine della visita e dell'incontro con chi lo gestisce, dopo pranzo ci siamo spostati all'universita' di Betlemme dove c'e' stata la partita tra le ragazze italiane e la rappresentativa palestinese. La sconfitta delle "nostre" e' stata piuttosto netta ma l'impegno non e' assolutamente mancato, anzi. Bisogna dare atto che gia' l'anno scorso avevamo scoperto quale bella realta' sia questa squadra di calcio femminile palestinese.

28.jpg picture by SimoAcab


Il pomeriggio scorre piacevolmente tra un workshop di giocoleria all'interno della sede dell'Ibdaa e un giro nel campo con la Murga e l'assalto dei bambini per accapparrarsi il centinaio di enormi palloncini che venivano distribuiti in giro.
Un autentico bagno di folla.

Chiudiamo salutando gli e le abitanti di Dehishee mentre sta per cominciare la festa di saluto organizzata dal Ibdaa Cultural Center sperando di vederci nuovamente il prossimo anno.

SimoAcab | 03/04/2008 12:18 | palestina, sociale
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giovedì, 27 marzo 2008

SPORT UNDER THE SIEGE CUP

GIORNATA DEL 24 Marzo

Sorpresa da questa estate improvvisa oggi la carovana ha visitato la citta' di Hebron in attesa di capire se le autorita' israeliane avrebbero permesso l'entrata a Gaza... il divieto di giocare pare definitivo!

La scelta e' stata quella di visitare Hebron in quanto citta' significativa per comprendere al meglio la complessita' del conflitto arabo-israeliano e l'ingerenza della politica di occupazione sionista: dato che la citta' custodisce la tomba di Abramo, patriarca dei credenti (ebrei, cristiani e musulmani), dopo la guerra dei sei giorni del 1967 alcuni coloni israeliani si insediarono a forza nella citta' vecchia prendendo totalmente il controllo del territorio. A seguito di questa occupazione i cittadini palestinesi sono costretti giornalmente a violazione dei loro principali diritti umani in qualsiasi parte della citta' di Hebron e una invasione continua dei loro spazi. Assurdo e' stato vedere le reti che sovrastano il mercato e i vicoli delle strade che servono a proteggere dall'immondizia che viene lanciata dagli occupanti ai palestinesi. Sono continui gli episodi di coprifuoco, ispezioni nelle case e sospensione della vita quotidiana.
Il controllo israeliano delle risorse idriche si nota anche da piccole cose: le cifre parlano chiaro a fronte di 2000 litri giornalieri disponibili per colono, sotto un sole cocente possono permettersi di innaffiare le aiuole, mentre ai palestinesi sono concessi solo 2 litri di acqua al giorno.

Dopo la visita ad Hebron la carovana disputa finalmente la sua prima partita nello stadio di Al Khader, villaggio vicino Betlemme

IMG_0098.jpg jalla1 picture by SimoAcab

La nostra presenza e' stata accolta da grande entusiasmo, soprattutto dai bambini presenti esaltati dai giocolieri e dai musicisti della carovana che con i loro palloncini colorati e tamburi battenti hanno rallegrato l'atmosfera. Ovviamente la partita l'abbiamo persa ma il tifo e' stato incessante e coinvolgente.

Salutati i nostri compagni e fratelli palestinesi abbiamo fatto ritorno all'Ibdaa Center nel campo di Dehishee dove un'ottima cena ci aspettava.

  IMG_0072.jpg jalla picture by SimoAcab

SimoAcab | 27/03/2008 10:48 | palestina, sociale
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SPORT UNDER THE SIEGE CUP

GIORNATA DEL 23 Marzo

Israele si permette per l'ennesima volta di vietare di giocare una semplice partita di pallone.

La delegazione di 101 atlete e atleti di Sport Sotto l'assedio sbarcata in nottata in Palestina e giunta alla frontiera "illegale" di Erez all'alba, si vede negata, con pretestuosi motivi riguardanti la nostra "sicurezza", l'entrata a Gaza; l'unica sicurezza che il governo israeliano vuole è quella di poter continuare a perpetrare la sua politica di occupazione criminale.

Di nuovo la popolazione di Gaza rimane isolata e delusa nella sua prigione a cielo aperto; le ragazze della squadra dell'Universita' di Al Aqsa hanno atteso invano le loro compagne e compagni italiani, fermati alla frontiera di Erez.

Qui la carovana, per 5 ore davanti ai cancelli ha atteso un permesso, programmato e richiesto ormai da tempo che non è stato concesso. Visto il primo diniego si e' cercato addirittura un compromesso, quello di far entrare soltanto una delegazione ridotta...NIENTE DA FARE; l'ottusita' israeliana non ha voluto scendere a nessun patto, anzi, si e' dimostrata in tutto il suo misero splendore quando ha vietato la partita di calcio improvvisata fuori dal checkpoint e le colorate e sonore proteste messe in atto dalla carovana.

Dopo questo episodio di "normale amministrazione" da parte di Israele, che stamattina abbiamo vissuto in prima persona, ma che quotidianamente colpisce le vite dei Palestinesi che vivono a Gaza, adesso rimettiamo la palla al centro: da domani al via le altre iniziative di sport e solidarieta' in programma.

Alle atlete di Gaza la promessa che nessun divieto ci fermera'; ci incontreremo al piu' presto in Italia o a Gaza per parlare il linguaggio universale dello sport, dell'incontro e della cooperazione dal basso.

SimoAcab | 27/03/2008 10:46 | palestina, sociale
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