venerdì, 10 aprile 2009
Prima di salutare per il weekend lungo di pasqua ci tenevo a informare che anche quest'anno è partita la carovana di sport sotto l'assedio verso i territori palestinesi. Ne parlo ogni anno e mai smetterò di farlo. E' un iniziativa che condivido con tutto me stesso, che mi ha visto spesso impegnato in prima persona nella raccolta fondi, e che mi porta sempre dentro quel rammarico totale di non aver fatto ancora parte di una di queste carovane.
Le difficoltà nell' organizzare e nel ricevere tutti i permessi sono sempre presenti. Il governo israeliano ce la mette tutta per evitare agli stranieri di vedere cose che potrebbero far "discutere" molto se conosciute per quello che sono.
Invito tutti a seguire le giornate della carovana sul sito che viene costantemente aggiornato . Ci tenevo molto invece a riportare solo questo articolo a testimonianza di quanto detto.
Comunicato in relazione al diniego del Governo Israeliano all'ingresso della
Carovana "Sport sotto l'assedio" nella Striscia di Gaza.
Non c’è niente da vedere, nessuno da incontrare. Con queste parole, Israele ha sancito il divieto assoluto di entrare a Gaza, dal check-point di Heretz, a una carovana internazionale composta da piu di duecento persone.
Con un fax, viene confermato per l’ennesima volta l’apartheid in cui si trovano stritolati migliaia di palestinesi. Il muro che, con tanta solerzia, Israele ha costruito per isolare e rinchiudere il popolo palestinese deve essere inviolabile. Perchè nessuno deve vedere ciò che esso contiene - macerie, dolore, diritti negati -, perchè nessuno deve poter parlare con le persone che all’ombra di quel muro ogni giorno vivono. Un muro eretto appositamente, per nascondere al mondo intero i crimini commessi da una
superpotenza mondiale.
Volevamo entrare a Gaza. Volevamo portare una speranza a quella terra straziata, un abbraccio di solidarietà che ricordasse agli occhi palestinesi che non sono soli. Volevamo essere lì con loro, testimoniare nel nostro paese la barbarie occidentale in Palestina, provare a infrangere l’isolamento, la prigionia in cui sono costretti. Gaza è un enorme prigione a cielo aperto, un carcere in cui è rinchiuso un popolo colpevole solamente di esistere, ma soprattutto di non chinare la testa. Il coraggio del popolo palestinese, il desiderio di vita nella propria terra è senza paragone, e per questo Israele, con l’aiuto
e la complicità di tutti i governi occidentali, mette in campo forme di controllo totalitario e di repressione violenta e generalizzata con pochi precedenti nella storia. Da questo contesto inaccettabile prende forma il
Muro. Cemento che serve a imprimere nei palestinesi la solitudine e l’isolamento dal resto del mondo, imponendo la sensazione che la vita stessa finisca a quel muro, bloccando informazioni, aiuti umanitari, circolazione di corpi, solidarietà. Un altro pezzo di un massacro in atto da troppo tempo.
Con la carovana di "Sport sotto l’assedio" stiamo portando per i campi profughi palestinesi una speranza che ha la forma di un pallone. Siamo una squadra di calcio - maschile e femminile - che, attraverso lo sport, prova a portare un messaggio solidale di fratellanza. Giochiamo con squadre
palestinesi, con ragazzi e ragazze, perchè il pallone parla la stessa lingua ovunque, quella antirazzista e contro ogni intolleranza, contro ogni guerra. Oltre duecento persone dall’Italia sono arrivate con le loro esperienze e le loro abilità - portando qui laboratori di musica, di teatro, di fotografia e di informatica - condividendole con le genti di questa terra, perchè il muro dell’ apartheid si rompe quotidianamente, ovunque.
Volevamo infrangere il simbolo della cortina di silenzio e morte, e ci è stato impedito. Israele, come sempre, non vuole che i suoi progetti subiscano rallentamenti. Denunciamo questa barbarie, denunciamo ai media internazionali, alla società civile, a chi ha nel cuore questa terra e il suo popolo, l’ennesima
violazione di qualunque diritto, l’ennesimo atto di guerra di una paventata democrazia che vorrebbe nascondere il sangue, le torture e il massacro di un popolo. Non permetteremo che questo avvenga.
Stronger than a wall.
Without your freedom, we’ll never be free.
Carovana "Sport sotto l’assedio"
Siamo tutti straziati per la tragedia che ha colpito l' Abruzzo e ci stringiamo tutti a loro nel cercare di portare aiuti e solidarietà nella forma a noi più consona. Ma ricordiamoci sempre che nel mondo esistono tanti posti che vivono costantemente in emergenze simili e nella maggior parte dei casi non per motivi naturali ma perchè sottomessi da quelle che vengono definite potenze mondiali. Popolazioni dimenticate dal mondo
SimoAcab
Palestina, 7 aprile 2009
mercoledì, 28 gennaio 2009
Ma che cosa è cambiato ?!?!?! ma che cosa c'è di diverso ?!?!?!?
Odio allora e odio anche adesso.

venerdì, 23 gennaio 2009
Pubblicizzo questa serata in cui suoneranno gli amici El Perro Diablo (loro suoneranno verso mezzanotte) e dove verrano tirati su dei soldi che andranno in aiuto alla popolazione di Gaza !
Accorrete numerosi !
martedì, 13 gennaio 2009
Vittorio Arrigoni blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/
giovedì, 08 gennaio 2009
Eccomi ritornato, sono finiti i giorni di festa e di dolce non fare un cazzo ora si ricomincia con la solita routine fatta di lavoro e rompimenti di coglioni. E si perchè come ogni 31 Dicembre le speranze che il prossimo sia un anno migliore ci sono tutte soprattutto dopo un anno di merda come quello passato e invece questo inizio promette schifezze a volontà. Alla fine vorrei provare a chiudermi in una cripta per tutto Dicembre senza sentire tutti quegli auguri che mi sono convinto che sono loro a portare sfiga.
Insomma sto 2009 è iniziato che è una merda ! problemi alla macchina causa sta cazzo di neve che sarà anche bellissima ma in città rompe proprio la minchia. E poi altri problemi alcuni anche pesanti che i questi primi 8 giorni sono saltati fuori come funghi! E poi ci sono ancora le vecchie beghe da risolvere come per esempio la spalla che continua a fare male in certi momenti e situazioni.
E poi oltre ai problemi personali non possono cadere innosservati i problemi sociali che continuano ad esserci. Prima di tutto il massacro in Palestina che in questi giorni sta arrivando ad essere di un livello estremo e con il mondo che continua a leggittimarlo. E lo si capisce da tante situazioni : dai cari capi di stato di tutto il mondo leccaculo degli israeliani, dalla stampa mondiale che come al solito racconta quello che vuole e poi in piccolo quando sento il sindaco della mia città incazzarsi perchè il corteo organizzato in solidarietà del popolo palestinese ha disturbato l'inizio dei saldi il mio umore scende a terra e si riempie di rabbia.
La mia vita cambia ben poco, il mondo cambia ben poco e soprattutto in peggio. Come si fa allora ad essere ottimisti ?!?!?! e siamo ad un passo dal 2010 e ancora a parlare di nazioni che massacrono popoli in piena libertà. Così non va bene un cazzo.
Bisogna dare una bella sterzata, bisogna che mi tiri su di morale e che trovi la voglia di rimboccarmi le maniche per l'ennesima volta. Alla fine in qualche modo bisogna pur andare avanti ma in questi giorni la voglia di fare e reagire è proprio pari a zero.
Concludendo mi spiace che il primo post sia di questo umore, ma questo sono io ora .... per cui gustatemi in tutto me stesso.
SimoAcab
lunedì, 21 luglio 2008
Ci tengo a postare questo video che sta girando in rete che testimona gli abusi che il popolo palestinese è costretto a subire giornalmente nei propri territori. Un episodio in mezzo a mille. Stiamo parlando di crimini assurdi, di gesti che alla fine provocano per ovvie ragioni una risposta. E se i mezzi a disposizione non sono gli stessi ci si arrangia come si può. E a chi mi viene a dire che i palestinesi sono terroristi non posso che gridare tutto il mio disprezzo.
INTIFIDA tutta la vita.
SimoAcab
venerdì, 20 giugno 2008
SERATA PER SPORT SOTTO L' ASSEDIO
Ennesima iniziativa dei ragazzi di Sport sotto l'assedio che sabato al csa Baraonda hanno organizzato una giornata di sport, musica, cibo e birra per raccogliere fondi per i campus estivi che stanno progettando.
Come al solito tengo molto a pubblicizzare le loro serate e i loro progetti
SimoAcab
giovedì, 03 aprile 2008
I ragazzi di sport sotto l'assedio sono tornati in Italia. Riporto sotto il diario delle rimanenti giornate (già postato il diario delle prime 3) della loro avventura. Alla fine purtroppo nessuno è riuscito ad entrare a Gaza ma nonstante tutto sono riusciti a girare diverse città e a portare un po ' di gioia e di sport in un ambiente che ne necessita sempre di più.
SimoAcab
Diario 25/03/2008
La strada verso Abu Dis e' un lungo cammino tortuoso in cui si e' costretti a passare un check point e nonostante siano pochi km ci mettiamo circa 1 ora e mezza; se si potessero usare le strade israeliane la strada si potrebbe percorrere in circa 15 minuti.
Abu Dis e' anzi ERA un quartiere della periferia di Gerusalemme che e' stato completamente circondato dal muro e reso municipio autonomo nell'ambito della "de-arabizzazione" di Gerusalemme stessa. L'universita' si trova proprio a ridosso del muro regalando un profilo inquietante e rendendo la vita se non impossibile sicuramente ardua per tutti e tutte coloro che ci vivono, visto che qualsiasi movimento deve
essere "registrato" dai militari israeliani. Lo stesso discorso vale per coloro che non abitano a Gerusalemme ma che frequentano pero' l'universita' di Abu Dis.
Dopo la calorosa accoglienza da parte di docenti e studenti, la giornata sportiva e' proseguita con due sconfitte delle nostre rappresentative negli incontri di calcio maschile e femminile e basket femminile. Un gruppo di persone ne ha approfittato per lasciare "il segno" attraverso la realizzazione di un paio di graffiti proprio sull'infame muro, di cui uno dedicato a "Dax.

In serata il trasferimento a Jayuss, nel "Charity Center" del villaggio.
Il benvenuto della comunita' locale e il party che inizia con canzoni italiane e inno palestinese e si conclude con la proiezione di un documentario che racconta la storia del villaggio e le drammatiche conseguenze della costruzione del muro e' emozionante e coinvolgente.
La giornata e' stata intensa, si cerca quindi di dormire.
Diario 26/03/2008
La sveglia naturale del gallo e delle pecore ci riporta alla realta' del villaggio di Jayuss.
La giornata che aspetta la carovana e' densa di avvenimenti. La mattina l'incontro con con "Stop the Wall", grazie al quale tutte e tutti abbiamo una situazione piu' chiara sul muro e sulla "prigione" di Gaza e sulla situazione di tutta la palestina e del suo popolo. In seguito andiamo a visitare la "porta" meridionale che limita l'accesso ai campi degli ulivi e alle coltivazioni. Lo spettacolo e' impressionante e i militari non ttardano ad arrivare vista la nostra presenza. Ai nostri piedi una terra particolare che permette all'esercito di poter tracciare ogni passaggio che sia a piedi o con un mezzo.

Il destino di questo villaggio e' simile a quella di coloro che hanno visto in questi anni costruirsi intorno un muro ed essere cacciati dai campi coltivati, prima risorsa economica degli abitanti della zona. Sorprende come una zona ricca di alberi di olivi non riesca a sfamare una intera popolazione e tutto questo grazie alle "politiche" di apertura e chiusura di quelle porte che una volta li portava neo "loro" campi.
Dopo la visita incontriamo il sindaco di Jayuss.
Nel pomeriggio la carovana si reca alla "porta" settentrionale dell'enorme paese dove "l'accoglienza" dei militari israeliani e' immediata, entrano nel territorio palestinese proprio per fronteggiare gli attivisti e le attiviste "ree" di essersi avvicinate troppo al muro. Come deterrente per la carovana e gli abitanzi di Jayyus sono stati sparati anche alcuni lacrimogeni, esplosi a distanza, sintomo dell'arroganza delle forze armate israeliane.
La giornata e' terminata con gli emozionanti workshop per bambini con i giocolieri e la murga da una parte e di un incontro tra le compagne e le donne della comunita' di jayyus. Da registrare l'ennesima sconfitta della squadra maschile di calcio... i bimbi incontrati all'uscita del campo ci sfottono simpaticamente al grido di 8 a 1... si prospettano cambi al vertice e dimissioni dell'allenatore :)
Diario 27/03/2008

Si continua la giornata con la grande partita di calcio maschile, il cambio al vertice e' evidente e la squadra finalmente vince, risultato finale 2 a 0 :) ma come al solito la festa continua non importa chi abbia vinto, i bambini ci assediano festosamente fino alla nostra partenza con i pullmann.
Ritorniamo a Betlemme per proseguire le nostre giornate domani con la visita al campo profughi di Dehishee.
La giornata di oggi e' stata all'insegna di una passeggiata nel campo profughi di Dehishee e la visita in un'altra sede dell'Ibdaa. Uno nuovo spazio, ancora in costruzione, che funge attualmente anche da biblioteca,
asilo nido e prossimamente un media center.
Dalla terrazza e' facile vedere all'orizzonte il muro che divide Betlemme da Israele.
Le sensazioni sono sempre forti e le medesime: non c'e'futuro per chi non ha spazio per crescere.
Al termine della visita e dell'incontro con chi lo gestisce, dopo pranzo ci siamo spostati all'universita' di Betlemme dove c'e' stata la partita tra le ragazze italiane e la rappresentativa palestinese. La sconfitta delle "nostre" e' stata piuttosto netta ma l'impegno non e' assolutamente mancato, anzi. Bisogna dare atto che gia' l'anno scorso avevamo scoperto quale bella realta' sia questa squadra di calcio femminile palestinese.

Il pomeriggio scorre piacevolmente tra un workshop di giocoleria all'interno della sede dell'Ibdaa e un giro nel campo con la Murga e l'assalto dei bambini per accapparrarsi il centinaio di enormi palloncini che venivano distribuiti in giro.
Un autentico bagno di folla.
Chiudiamo salutando gli e le abitanti di Dehishee mentre sta per cominciare la festa di saluto organizzata dal Ibdaa Cultural Center sperando di vederci nuovamente il prossimo anno.
giovedì, 27 marzo 2008
GIORNATA DEL 24 Marzo
Sorpresa da questa estate improvvisa oggi la carovana ha visitato la citta' di Hebron in attesa di capire se le autorita' israeliane avrebbero permesso l'entrata a Gaza... il divieto di giocare pare definitivo!
La scelta e' stata quella di visitare Hebron in quanto citta' significativa per comprendere al meglio la complessita' del conflitto arabo-israeliano e l'ingerenza della politica di occupazione sionista: dato che la citta' custodisce la tomba di Abramo, patriarca dei credenti (ebrei, cristiani e musulmani), dopo la guerra dei sei giorni del 1967 alcuni coloni israeliani si insediarono a forza nella citta' vecchia prendendo totalmente il controllo del territorio. A seguito di questa occupazione i cittadini palestinesi sono costretti giornalmente a violazione dei loro principali diritti umani in qualsiasi parte della citta' di Hebron e una invasione continua dei loro spazi. Assurdo e' stato vedere le reti che sovrastano il mercato e i vicoli delle strade che servono a proteggere dall'immondizia che viene lanciata dagli occupanti ai palestinesi. Sono continui gli episodi di coprifuoco, ispezioni nelle case e sospensione della vita quotidiana.
Il controllo israeliano delle risorse idriche si nota anche da piccole cose: le cifre parlano chiaro a fronte di 2000 litri giornalieri disponibili per colono, sotto un sole cocente possono permettersi di innaffiare le aiuole, mentre ai palestinesi sono concessi solo 2 litri di acqua al giorno.
Dopo la visita ad Hebron la carovana disputa finalmente la sua prima partita nello stadio di Al Khader, villaggio vicino Betlemme

La nostra presenza e' stata accolta da grande entusiasmo, soprattutto dai bambini presenti esaltati dai giocolieri e dai musicisti della carovana che con i loro palloncini colorati e tamburi battenti hanno rallegrato l'atmosfera. Ovviamente la partita l'abbiamo persa ma il tifo e' stato incessante e coinvolgente.
Salutati i nostri compagni e fratelli palestinesi abbiamo fatto ritorno all'Ibdaa Center nel campo di Dehishee dove un'ottima cena ci aspettava.

GIORNATA DEL 23 Marzo
Israele si permette per l'ennesima volta di vietare di giocare una semplice partita di pallone.
La delegazione di 101 atlete e atleti di Sport Sotto l'assedio sbarcata in nottata in Palestina e giunta alla frontiera "illegale" di Erez all'alba, si vede negata, con pretestuosi motivi riguardanti la nostra "sicurezza", l'entrata a Gaza; l'unica sicurezza che il governo israeliano vuole è quella di poter continuare a perpetrare la sua politica di occupazione criminale.
Di nuovo la popolazione di Gaza rimane isolata e delusa nella sua prigione a cielo aperto; le ragazze della squadra dell'Universita' di Al Aqsa hanno atteso invano le loro compagne e compagni italiani, fermati alla frontiera di Erez.
Qui la carovana, per 5 ore davanti ai cancelli ha atteso un permesso, programmato e richiesto ormai da tempo che non è stato concesso. Visto il primo diniego si e' cercato addirittura un compromesso, quello di far entrare soltanto una delegazione ridotta...NIENTE DA FARE; l'ottusita' israeliana non ha voluto scendere a nessun patto, anzi, si e' dimostrata in tutto il suo misero splendore quando ha vietato la partita di calcio improvvisata fuori dal checkpoint e le colorate e sonore proteste messe in atto dalla carovana.
Dopo questo episodio di "normale amministrazione" da parte di Israele, che stamattina abbiamo vissuto in prima persona, ma che quotidianamente colpisce le vite dei Palestinesi che vivono a Gaza, adesso rimettiamo la palla al centro: da domani al via le altre iniziative di sport e solidarieta' in programma.
Alle atlete di Gaza la promessa che nessun divieto ci fermera'; ci incontreremo al piu' presto in Italia o a Gaza per parlare il linguaggio universale dello sport, dell'incontro e della cooperazione dal basso.








