mercoledì, 04 febbraio 2009

SENTENZA PROCESSO RASMAN

Ringrazio prima di tutto Luca per la segnalazione.

Mi ritrovo a parlare del caso di Riccardo Rassman di cui avevo già parlato un paio di volte nel blog (vedere nelle categorie). Un ragazzo malato che nel 2006 è stato ucciso da dei polizziotti. Finalmente si è giunti alla sentenza che se in parte mi trova entusiasta, in quanto per la prima volta degli infami in divisa sono stati accusati di omicidio colposo, dall' altra mi trova davvero amareggiato per la condanna irrisoria. Ma un passo verso il giusto è stato fatto ed è la prima volta che succede.

Riporto sotto l'articolo e il video presente sul blog di Beppe Grillo, che invito tutti a vedere in quanto fa capire molto sulle infamità e sugli abusi commessi, che spiega brevemente la storia (ripeto, per chi ancora non la conoscesse, può leggerla meglio nei miei vecchi articoli) e in modo un po' più approfondito la sentenza.

SimoAcab

 

L’omicidio Rasman non comparirà nei titoli dei telegiornali e non sarà discusso nei salotti televisivi dedicati alla Franzoni e allo stupro di Guidonia. Nessuno informerà che, per la prima volta nella storia della Repubblica, degli agenti della Polizia di Stato sono stati condannati per omicidio colposo. Nella Polizia ci sono uomini e donne che ogni giorno rischiano la vita per i cittadini. Nel calendario dei Santi Laici ci sono centinaia di poliziotti uccisi dalla mafia e dal terrorismo. Ed è per questo che episodi come quello di Trieste vanno resi pubblici, per evitare che succedano ancora. Perché gli italiani si possano rivolgere con fiducia alla Polizia, che deve proteggerli, solo proteggerli.

Daniele Martinelli: "Salve a tutti, mi trovo al tribunale di Trieste per seguire il processo di Riccardo Rasman. Sconsiglio alle persone impressionabili la prosecuzione della visione di questo video, visto che tra poco vi mostreremo le immagini di come è stato ridotto dopo il delitto perpetrato da almeno tre agenti.Fatti che si svolgono ai danni di un ragazzo affetto da schizofrenia paranoide, malattia che contrae nel novantadue, quattordici anni prima di morire, durante il servizio militare in seguito a pesanti atti di nonnismo che subisce a Cordovado, la caserma militare di aeronautica.
Riccardo in questi anni si è curato al centro di salute mentale di Trieste, quindi conosciuto e schedato anche dalle forze dell’ordine visto che già nel novantanove, dieci anni fa, si erano presentate alla casa dei genitori in seguito alla segnalazione di un vicino di casa che si lamentava dei rumori molesti che Riccardo avrebbe arrecato, ebbene arriviamo all’ottobre de 2006, periodo nel quale nel frattempo Riccardo ha acquistato un monolocale in un palazzo nel quale vivono altre famiglie con soggetti in cura al centro di salute mentale

L'aggressione

Alcuni testimoni riferiscono di aver sentito degli spari, degli scoppi di petardo, l’usciere del palazzo che si chiama Pollanz chiama la polizia per accertamenti, la polizia arriva, si presentano sull’uscio di casa di Riccardo, bussano, Riccardo non apre, chiamano i rinforzi, arrivano i vigili del fuoco armati di piede di porco che forzano l’ingresso e a questo punto entrano nell’appartamento buio di Riccardo.
Lo stato d’animo di Riccardo, essendo affetto da schizofrenia paranoide, peggiora quando sa di essere aggredito o teme di essere aggredito da persone non conosciute, poiché in questo modo si manifesta la malattia, ossia in manie di persecuzione. Perciò in quel contesto, Riccardo vive quel che già teme, ciò che la sua malattia gli fa temere.
Si vede aggredito da questi agenti che lo sbattono sul suo letto, lo picchiano, un agente gli blocca un polso con una manetta, l’altro agente gli blocca l’altro polso con un’altra manetta, un terzo agente cosa fa? Gli lega, con del fil di ferro, le caviglie perché evidentemente, essendo in stato di affanno e di agitazione, Riccardo ha sicuramente una reazione inconsulta in quel momento. Legato a mani e piedi gli agenti continuano a picchiare Riccardo, tant’è che dall’autopsia emerge anche una ferita alla testa presumibilmente inferta con un corpo contundente, forse con lo stesso piede di porco, non si sa, fatto sta che a quel punto viene preso di peso in posizione supina e messo a terra.
Riceve dei calci alla schiena, vomita sangue, uno dei due agenti gli si siede sulla schiena e a quel punto Riccardo bloccato muore per asfissia posturale perché nel frattempo le due manette gli sono state congiunte dietro alla schiena. Per cui in quella posizione con una persona seduta sopra la schiena non puoi far altro che morire di asfissia. Impiega un po’ di minuti a morire Riccardo, non muore in un istante.

Il processo

Fatto sta che la tragedia si è compiuta, viene aperta un’inchiesta d’ufficio, titolare dell’inchiesta è il pm Pietro Montrone che l’anno scorso, più o meno ad aprile, chiede l’archiviazione del caso data l’eccezionalità della situazione e l’esigenza di difesa da parte degli agenti. Senonché, invece, una indagine presentata dalla difesa della famiglia Rasman assunta dall’avvocato Giovanni Di Lullo, chiede l’opposizione dell’archiviazione, opposizione che viene accolta dal gip, gip che convoca la prima udienza nella quale è il pm stesso, che dopo aver letto l’indagine presentata dal legale di Rasman, dice: “Non stiamo qua nemmeno a discutere, ritiro la mia richiesta di archiviazione perché secondo me da queste indagini emergono particolari che vanno approfonditi e quindi si potrebbe configuare il reato di omicidio colposo ai danni degli agenti. Per cui l’udienza è stata rimandata ad una settimana fa, sempre qui al tribunale di Trieste, il rito scelto dagli imputati è quello abbreviato, perciò si tiene in camera di consiglio alla presenza soltanto delle persone interessate, chiuso al pubblico e di conseguenza ai giornalisti a meno che non siano gli stessi imputati a richiedere che il dibattimento sia pubblico.
si aspettava la sentenza, che non è arrivata dopo che si è dibattuto tutto il giorno, fin quando non è arrivata la giornata di oggi nella quale è stata convocata la seconda udienza per decidere questa sentenza, sentenza di condanna che andiamo a sentire."

La sentenza


Pm Pietro Montrone: "Sì sì. ha accolto in buona parte le richieste del pm"

Daniele Martinelli: "possiamo saperlo pm scusi?"

Giuliana Rasman: Deve venir fuori la verità! Ricky non ha buttato nessun petardo! Deve venir fuori la verità! Ho capito ho capito è andata bene adesso stai calma. Non abbiamo vinto, stiamo tranquilli.

Giovanni Di Lullo: "Sono stati condannati i due capi pattuglia, i sovrintendenti Mis e Miraz, l’assistente De Biasi ed è stata prosciolta l’assistente Gatti.

Daniele Martinelli: "Condannati a quanto?"

Giovanni Di Lullo, difensore fam. Rasman: "Condannati a sei mesi di reclusione ciascuno con la sospensione condizionale della pena.

Daniele Martinelli: "Cos’ha inciso nella sentenza?"

Giovanni Di Lullo: "La motivazione sarà resa entro novanta giorni, che aspetteremo di leggere, adesso è stato letto solo il dispositivo con la dichiarazione di responsabilità di questi tre agenti.

Daniele Martinelli: "Perciò sono state accolte le richieste?"

Giovanni Di Lullo: "Sono state accolte le richieste della pubblica accusa nella maggior parte, una delle quattro persone è stata prosciolta (l’agente donna Gatti) per ragioni che per ora non siamo ancora in grado di valutare, evidentemente è emerso che la sua partecipazione non è stata influente nel determinismo della morte devo pensare io, però questa è una cosa che potremo valutare solo quando avremo le motivazioni.

SimoAcab | 04/02/2009 10:18 | repressione, riccardo rasman
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mercoledì, 04 giugno 2008

PETIZIONE PER RICCARDO RASMAN

Mi ritrovo a parlare del caso di Riccardo Rassman trattato nel blog a Marzo ...

C'è on-line una petizione,che riporto sotto, per fare in modo che il caso non venga archiviato e dimenticato. Un altro ragazzo che deve avere giustizia, come Federico come Carlo e come tanti altri. Vi prego di firmarla tutti !!!!!

The petition


Trieste - Riccardo Rasman aveva 34 anni il 27 ottobre del 2006. E' morto nella propria casa dopo l'intervento di due pattuglie di Polizia.
Per il fatto sono indagati quattro agenti: Francesca Gatti, Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi.
Riccardo era un ragazzone alto 1 metro e 85 e pesava 120 chili, il termine tecnico della sua malattia era sindrome schizofrenica paranoide. La sua depressione ebbe inizio durante la leva militare, quando subi' violenti atti di nonnismo, tanto da vedersi riconosciuta dalla corte dei conti l'infermita' dipendente da causa di servizio.
Aveva paura, viveva nella paura delle divise, poco importa se militari o di polizia, quelle divise gli avevano portato la sua malattia e il 27 ottobre del 2006 anche la morte.
Quella sera era euforico, era felice, il giorno dopo iniziava a lavorare, ma ha commesso un peccato mortale, ha deciso di festeggiare gettando alcuni petardi dal balcone. Questa la causa della sua morte.
Una vicina chiama la polizia, arrivano due volanti, vogliono entrare ma lui ha paura si distende sul letto, e' solo, dice che no non vuole aprire, a un certo punto urla se entrano li ammazza, ma e' troppo tardi, l'ordine non tollera insubordinazioni, neanche da chi e' ammalato. I poliziotti chiamano i vigili del fuoco, viene sfondata la porta ... e inizia la fine.
Morte per asfissia da posizione.
Sul corpo di Riccardo diverse ferite, molto sangue nella camera, le perizie dei legali di parte dicono: per causare le lesioni riscontrate gli agenti hanno usato mezzi di offesa naturale in maniera indiscriminata anche verso parti del corpo potenzialmente molto delicate, ma anche oggetti contundenti come potevano essere il manico dell'ascia rinvenuta nell'alloggio o il piede di porco usato dai vigili del fuoco per forzare la porta d'ingresso. Gli stessi agenti hanno ammesso di averlo utilizzato contro il braccio destro di Riccardo. Manette ai polsi e filo di ferro alle caviglie, ma anche i segni di un imbavagliamento con blocco totale o parziale della bocca, effettuato con un cordino o con qualcosa di simile. Questo imbavagliamento avrebbe causato una ulteriore restrizione, soprattutto della respirazione.
Il PM sta valutando se chiedere l'archiviazione o proporre il rinvio a giudizio dei quattro poliziotti, la difesa afferma che l'intervento dei poliziotti era legittimo e l'azione svolta per legittima difesa, i legali di parte civile affermano: In caso di delitti ed in particolare di omicidi di cui sono accusati appartenenti alle forze dell'ordine, le indagini devono essere affidate a corpi investigativi che siano indipendenti da quelli coinvolti nei fatti delittuosi. I primi testi furono persino sentiti dagli attuali poliziotti indagati.
L'archiviazione del caso tutto questo non potrebbe chiarire, solo un processo potrebbe aprire alla verita' e forse alla giustizia.
Proprio quest'anno si celebra il trentennale della 180, e c'e' chi in questa citta' vuole festeggiare Basaglia, ma ha deciso di tacere su quanto successo a Riccardo, noi vogliamo poter festeggiare anche la Verita' e la Giustizia e per farlo non possiamo lasciare una morte come questa nel silenzio.
Per questo ne parliamo e ne parleremo ancora e ancora chiederemo Verita' e Giustizia

SimoAcab | 04/06/2008 13:16 | sociale, informazione, repressione, riccardo rasman
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mercoledì, 05 marzo 2008

RICCARDO RASMAN

Oggi volevo parlare di una vecchia vicenda datata 2005 che avevo seguito e letto ma di cui poi non si era saputo più niente. Si parla di un Triestino, Riccardo Rasman, assassinato da 4 agenti. Riporto sotto un breve racconto della sua vita e storia riportato sul blog di Federico Aldrovandi, con cui il povero Riccardo ha diverse analogie ;

Riccardo Rasman era un giovane nato a Trieste il 5 agosto 1972;

nel 1992 il Rasman, nel corso dell’espletamento del servizio di leva durante, riferì di aver subito atti di “nonnismo” in seguito ai quali iniziò a manifestare una sindrome schizofrenica paranoide;

a seguito di un ricorso promosso contro il Ministero della Difesa, la Corte dei Conti per il Friuli Venezia Giulia con sentenza del 26 settembre 2003 riconobbe il giovane, in relazione alla sindrome maturata, l’infermità dipendente da cause di servizio;

il 27 ottobre 2005, poco dopo le 20, Rasman era da solo nel suo appartamento assegnatogli dall’istituto case popolari a Trieste, presso il quale si recava saltuariamente;

Rasman si trovava probabilmente in uno stato di agitazione psico-fisica dovuto alla sua malattia e, tenendo la musica della radiolina alta si mostrò nudo sul balcone da dove lanciò due patardi sulla strada, uno dei quali cadde vicino alla figlia del portiere dello stabile;

questo episodio, pur non provocando lesioni alla ragazza, spinse a chiedere l’intervento del 113;

quando le forze dell’ordine giunsero sul posto con due volanti il Rasman si era ormai rivestito e steso a letto spaventato, rifiutandosi di aprire la porta di casa;

nonostante il Rasman, secondo le testimonianze dei vicini, si fosse completamente calmato e seduto sul letto, gli agenti chiesero l’ausilio dei Vigili del fuoco per forzare la porta

una volta sfondata la porta di casa vi fu una violenta colluttazione fra il Rasman, di corporatura molto robusta, e i quattro agenti che lo immobilizzarono;

dopo la colluttazione Rasman riportava ferite sanguinanti al volto e alla testa; fu ammanettato con le mani dietro la schiena e gli furono legate le caviglie con un filo di ferro.

gli agenti effettuarono su Rasman una prolungata pressione sul dorso al fine di renderlo inerme, e lo lasciarono nella predetta posizione prona per diversi minuti nel corso dei quali il Rasman iniziò a respirare affannosamente e ad emettere rumorosi rantoli, percepiti anche dai vicini di casa;

Riccardo Rasman cessò di rantolare e divenne cianotico, ma solo tardivamente gli agenti chiesero l’intervento del 118, senza ancora - nel frattempo - provvedere a voltare l’uomo in posizione supina;

giunto sul posto il 118, viene constatato il decesso di Rasman.

riccardo.jpg riccardo rasman picture by SimoAcab

Come detto prima e come succede nella maggior parte di questi casi la notizia fu messa a tacere e il processo che ne aveva seguito era stata la solita pagliacciata che aveva portato alla richiesta di archiviazione per l'accusa di omicidio colposo verso quegli infami. Il 29 Febbrario però c'è stata una svolta proprio nel giorno in cui si doveva chiudere definivamente il caso. Bisogna lottare e bisogna divulgare. Il caso di Federico e del suo blog ne è l'esempio. Bisogna far sapere la verità. Sotto un articolo che spiega i contenuti dell' ultima udienza.

SimoAcab

da Il Piccolo di Trieste del 29 febbraio 2008

Il pm chiede nuove indagini sulla morte di Rasman

Due mesi fa la Procura aveva proposto il proscioglimento degli indagati, ieri a sorpresa la svolta nell’inchiesta

«Per ora nessuna archiviazione per i 4 poliziotti accusati di omicidio colposo»

"Va riaperta e approfondita l’inchiesta sulla morte di Riccardo Rasman".
A sorpresa lo ha proposto ieri al giudice Paolo Vascotto il pm Pietro Montrone, che solo un paio di mesi fa aveva chiesto che i quattro poliziotti indagati per l’omicidio colposo del giovane fossero prosciolti da ogni accusa con la conseguente archiviazione del fascicolo. Ieri si doveva discutere proprio di questa archiviazione ma l’iniziativa del rappresentante dell’accusa ha completamente mutato lo scenario. "Per il momento nessuna archiviazione: devo indagare ancora".
Secondo il magistrato inquirente sono emersi di recente nuovi elementi e nuovi indizi che devono essere approfonditi. Per questo il pm ha chiesto al giudice che il ponderoso fascicolo dell’inchiesta, gli sia restituito. Quattro sono gli indagati, tutti agenti della «volante»: Francesca Gatti, Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi. I nuovi elementi e i nuovi indizi che di fatto hanno riaperto il caso, sono stati messi a fuoco dall’indagine svolta dall’avvocato Giovanni Di Lullo che rappresenta i genitori e la sorella di Riccardo Rasman. In dettaglio è emerso che alcuni degli agenti di polizia che avevano fatto irruzione il 26 ottobre 2006 nell’appartamento di via Grego 38 dal cui terrazzo Rasman aveva lanciato un paio di petardi in strada, dovrebbero essere stati in possesso dell’informazione che lo stesso Rasman era assistito da un Centro di salute mentale. Secondo le nuove indagini, l’informazione era stata fornita agli uomini in divisa dagli stessi abitanti dello stabile che avevano sollecitato l’intervento della «volante». Dunque gli agenti, secondo il difensore della famiglia, non potevano non sapere. E sapendo a chi si sarebbero trovati di fronte, non avrebbero dovuto fare irruzione nell’appartamento senza aver prima chiesto l’intervento di uno psichiatra. Il lancio di petardi era infatti cessato da tempo.
Al tragico errore dell’irruzione l’avvocato Giovanni Di Lullo ha dedicato una intera pagina della sua memoria in cui sottolinea che i poliziotti in qualche modo sapevano dello stato mentale di Riccardo Rasman. La prova, secondo il il legale, viene dalla "specifica richiesta giunta alla Centrale operativa della Questura di verificare se Rasman fosse seguito dal Centro di salute mentale di Domio".
Di fronte al nuovo scenario emerso ieri nell’udienza, il giudice Paolo Vascotto si è riservato ogni decisione e ha annunciato che la renderà nota all’inizio della prossima settimana. L’avvocato Giovanni Di Lullo che col collega Fabio Anselmo si è sempre apposto all’archiviazione dell’inchiesta, all’uscita dall’aula non ha rilasciato dichiarazioni. L’avvocato Anselmo ha invece affermato di "prender atto favorevolmente del mutato orientamento del magistrato inquirente".
All’iniziativa della Procura si è invece opposto l’avvocato Paolo Pacileo, difensore degli agenti. A suo parere già ieri l’indagine poteva essere archiviata in base a quanto era emerso in più di un anno di inchiesta. Le sue parole hanno provocato la reazione della madre di Riccardo Rasman, presente in aula. Ha pianto, ha affermato che suo figlio le è stato ammazzato. "I me lo ga copà" ha continuato a singhiozzare poi nel corridoio confortata dal marito e dalla figlia.
Il decesso del giovane, come ha scritto nella sua perizia il dottor Fulvio Costantinides, è stato determinato da una "asfissia posizionale". In altri termini Riccardo Rasman dopo essere stato ammanettato dietro la schiena, era stato disteso con la faccia all’ingiù sul pavimento del suo alloggio. Per tenerlo fermo sulla sua schiena si erano posti almeno un paio di poliziotti: la respirazione di Rasman si era prima fatta affannosa, poi erano subentrati il rantolo e la morte.

SimoAcab | 05/03/2008 10:40 | sociale, repressione, riccardo rasman
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