mercoledì, 18 giugno 2008

martedì, 25 marzo 2008
Solidarietà per chi si ribella,
rispetto per chi è oppresso
SimoAcab

martedì, 08 gennaio 2008
IL RUGBY MILANO E LE MAGIE DI BERUSCONI
Pubblico questo bel racconto trovato sul sito http://rugby1823.blogosfere.it che spiega le sorti del Rugby Milano portato alla gloria e alla morte nello stesso modo. Ero molto orgoglioso da piccino delle squadre di Milano. In alcune discipline erano davvero imbattibili. Non mi appasionavano come l'AC MILAN ma mi facevano sentire importante e vincente. Poi ad un certo punto è scomparso tutto, il rugby , la pallavolo , il basket .... le vecchie gloriose società milanesi cadevano in fondo alle classifiche e in alcuni casi arrivarono al fallimento. Da piccino ero dispiaciuto ma non comprendevo il motivo di questo decadimento ora all' amara conclusione ci si può arrivare con un po' di intuito. Quando la passione dipende dai soldi diventa sempre tutto uno schifo.
SimoAcab

Milan Rugby, creare una leggenda e distruggerla in un attimo. Esempio, positivo e negativo, di imprenditoria sportiva
Pubblicato da Duccio Fumero
Ho già parlato tempo fa del rapporto che dev’esserci tra le grandi metropoli e il rugby. L’esempio forse più emblematico ed esemplificativo di ciò che si deve fare e, soprattutto, di ciò di cui la palla ovale non ha bisogno è l'avventura della Polisportiva Milan, nata all’inizio degli anni ’90 dall’esperienza di Silvio Berlusconi con il Milan A.C.
Sull’onda dell’euforia dei primi successi del Milan Calcio targato Fininvest, nel 1990 la società di Silvio Berlusconi decise di allargare il proprio potere nel mondo sportivo creando, appunto, la Polisportiva Milan. Acquistate le pluridecorate squadre meneghine di pallavolo, di hockey su ghiaccio e rugby, vennero stanziati notevoli finanziamenti per ridare lustro a queste formazioni. I risultati furono immediati e importanti. Nel quinquennio 1990-95 Milano divenne la capitale dello sport, con numerosi scudetti, ottime prestazioni in Europa e molti giocatori donati alle varie nazionali.
Soprattutto nel rugby, Milano tornò capitale d’Italia. Quattro scudetti, l’ossatura della nazionale che ci avrebbe portato al 6 Nazioni, successi e fama. Parliamo di Massimo Giovannelli, dei fratelli Cuttitta, di Diego Dominguez (nella foto), ma anche di Properzi-Curti e di una delle mischie più forti di tutti i tempi… e degli stranieri, come il mitico David Campese, solo per nominare il più grande di tutti. Insomma, il Milan Rugby era la dimostrazione che il grande rugby poteva, e può, esistere anche nelle grandi metropoli, nelle città dove altri sport, come il calcio, la fanno da padrona. Serve un progetto, imprenditori che vogliono credere nella palla ovale, che vogliono investire e una guida tecnica eccelsa.
Ma il Milan Rugby è anche la dimostrazione che, oltre ai soldi, servono la passione, l’amore per questo sport, e che serve un lavoro costante, senza distrazioni e senza altri progetti. Nel 1997, infatti, la Polisportiva Milan inizia a venir lasciata andare. Troppo costosa, troppo pochi ritorni economici e mediatici, poco interesse da parte degli (o del) investitori.
Insomma, fatta una macchina invincibile, in un attimo venne distrutta. Il rugby milanese visse ancora un paio d’anni, in una specie di limbo o meglio di stato comatoso, fino al 1999, quando i titoli sportivi vennero venduti senza scrupolo al Calvisano, creando una nuova, importante, realtà rugbistica. Silvio Berlusconi e Mediaset/Fininvest procurarono un terremoto in tutto il rugby italiano, prima investendo cifre mai viste, anticipando il professionismo che sarebbe nato da lì a poco, dominando con una squadra invincibile e piena di campioni fantastici. E poi, buttando il giocattolo a mare, distruggendolo e lasciando solo le macerie. Quindi, il rugby, nelle grandi metropoli è impossibile? La risposta è no. Il Milan Rugby, come altre realtà lungo la penisola, dimostra che se si vuole, se si ha la voglia di scommettere sul rugby, se si vuole creare una realtà ci sono i mezzi, le strutture e i tifosi ansiosi di innamorarsi di un nuovo sport e di una nuova squadra. L’importante è che a capo di questa avventura vi sia qualcuno che lo fa per amore di questo sport. Che lo faccia al 100%, senza distrazioni, senza pensare a introiti e ritorni simili al calcio, e senza altre aspettative per il futuro. Il Milan Rugby nonostante sia sopravvissuto a se stesso quattro anni, è veramente morto nel 1995, proprio un anno dopo che il suo mecenate è sceso in politica. L’esperienza del Milan rugby è stata entusiasmante e devastante, è stata importantissima per il rugby italiano e al tempo stesso è stata una piaga per la palla ovale nazionale. E dimostra che anche nelle grandi città si può creare qualcosa di grande. Ma serve un impegno serio, a lungo termine e non dev’essere solo un giochino da creare e distruggere solo per il piacere di sentirsi il demiurgo, sempre e comunque
Dopo la pubblicazione dei primi due articoli mi ha contattato Alessandro, appassionato di rugby e frequentatore del sito rugby.it, padovano, il quale ha avuto, in passato, modo di parlare dell'esperienza Milan proprio con i giocatori che allora la resero invincibile. Una testimonianza chiara e forte su come si sia creata una corazzata in laboratorio, ma che nulla aveva, e ha, a che fare con il rugby.
Racconta Alessandro: "Ho parlato con diversi giocatori di quella squadra e l'impostazione del tutto era finalizzata alla vittoria del campionato seniores di QUELL'ANNO, punto e basta. Del resto (giovanili, propaganda, formazione dei giocatori, perfino presenza del pubblico...) non doveva interessare assolutamente niente a nessuno.
Questa impostazione, questo modo di vedere il rugby e' esattamente il contrario del mio modo di vedere e ha creato una squadra completamente scollegata da una realta' "locale", senza giovanili, praticamente incapace di "creare" nuovi giocatori (ma qui voglio anche autocontraddirmi con piacere citando Stoica, non proveniente dal vivaio del Milan, ma che comunque e' cresciuto molto in quella squadra...) e senza seguito. Infatti il risultato e' stato una squadra creata "in provetta" e, quando il giocattolo si e' rotto, praticamente non e' rimasto niente se non un mucchio di carte e un po' di memorie...".
Una testimonianza che mi ha ricordato una chiacchierata fatta tempo fa proprio con Marcello Cuttitta (nella foto), giocatore del Milan e attuale allenatore dell'Amatori Milano. Proprio parlando del futuro del rugby milanese Marcello ha voluto sottolineare che i risultati sportivi arrivano dopo. In questi anni, infatti, l'Amatori ha cercato di creare un settore giovanile, ha investito sul futuro e non sull'oggi e vuole un professionismo "fattibile". Cioé, oltre al rugby, ai loro giocatori viene offerta la possibilità di vivere a Milano, di continuare o iniziare gli studi universitari, di crearsi una professione per il futuro, per quando il rugby sarà il loro passato. Il tutto collegato alla realtà meneghina, per far crescere questo sport negli anni. Come racconta Alessandro, tutto l'opposto di ciò che fece il Milan.
lunedì, 30 aprile 2007
Finalmente è arrivata un po' di vacanza, anche se io non ne ho approffitato per andarmente in giro e mi ritrovo qua a lavorare in questo inutile lunedi.
Prima di tutto volevo dedicare due parole ad una data, quella del 25 Aprile, che assolutamente merita di essere citata e ricordata all' interno del mio blog.

Un giorno quello del 1945 dove i partigiani a Milano cacciano i nazisti e i fascisti dalla città prendendone possesso e così anche in altre parti del nord Italia dove i tedeschi erano in ritirata.Una data che trovo giusto e doveroso ricordare ogni anno con qualsiasi tipo di manifestazione e cordoglio.

Cambiando poi argomento è passato anche sotto i miei occhi lo scudetto dell' Inter. Insomma non ho mai parlato di calcio sul blog tranne che per qualche citazione sulle tifoserie e non intendo farlo adesso. Ma il parto durato vent'anni dei cugini neroazzurri mi ha accompagnato per una vita : le risate che mi sono fatto alle loro spalle in quest' anni non me le toglie nessuno e quindi era doversosa una citazione in almeno un post . Ora però tornate a farci ridere !
SimoAcab
martedì, 11 luglio 2006
E' da qualche mese che ho riscoperto il gioco del Subbuteo. Dopo averci giocato fino al vomito dai 6 ai 12 anni l'avevo accontonato per dare spazio ai ben più piacevoli piaceri adolescenziali. Ora tra un torneo alla play e la solita risikata è riuscito il telo verde del campo di subbuteo. E così montato sulla vecchia asse di legno e montate le porte tutte rotte di 15 anni fa è diventato subito malattia.

E' un gioco coinvolgente che praticato per bene riesce a riprodurre in maniera incredibile la realtà. Si possono fare partite , tornei , sfide in coppia ecc .ecc. si gioca in piedi per cui permette un movimento fisico che altri giochi non ti permettono e il suo costo è veramente basso.
Insomma il mio è un invito a ritirarlo fuori visto che sono sicuro che buona parte di voi o in un armadio o in soffitta ce l'ha !
SimoAcab
lunedì, 10 luglio 2006
GERMANY 2006 : CAMPIONI DEL MONDO
Ebbene si ! non abbiamo brillato per il gioco, non abbiamo brillato per i nostri tifosi ma siamo campioni del mondo.
Appena finita la sbornia dei festeggiamenti mi ritrovo a commentare questa vittoria . Come al solito non si parla di giocatori e azioni ma voglio che l'attenzione per un attimo vada sull' umiltà che finalmente i nostri atleti hanno dimostrato. Siamo stati sempre etichettati da tutti come dei fighetti viziati e invece gli azzurri hanno fatto vedere che con la grinta e la voglia si va lontano. Parole , capricci e vizi per una volta sono andati a fare in culo ed è comparsa corsa , grinta e voglia.
Un ultima cosa : spero che a qualcuno non venga in mente di fare strani insabbiamenti su processi in corso usando come scusa la vittoria mondiali. Chi ha sbagliato deve pagare sopratutto adesso che siamo campioni del mondo.
SimoAcab
mercoledì, 05 luglio 2006
GERMANY 2006 : SIAMO IN FINALE
Non sono qui per osannare la squadra e l'allenatore, per me rimangono sempre dei mercenari del cazzo perchè alla fine se giocando allo stesso modo con l'australia fossimo usciti anche la stampa italiana incoerentemente li avrebbe definiti così invece di farli diventare da un giorno all' altro i nuovi eroi della nazione.
Ma la vittoria ha emozionato anche me e penso anche tante altre persone che per un motivo o per un altro si sono allontanati dal calcio dei potenti. Stanno cercando in tutti i modi di levare i sentimenti da questo sport , di cancellare una tradizione nel nome del business. Ma noi siamo ancora capaci di emozionarci (La partita di ieri ne è stata la conferma) per cui almeno fino alla fine di questi mondiali dimentichiamoci del marcio che circonda il calcio italiano e godiamoci questa finale.
SimoAcab







